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Lo Zen e l'arte del Pareggio Naturale: riflessione semiseria

 
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Inviato: Sab Nov 18, 2017 4:50 pm    Oggetto: Ads

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Ipparco



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MessaggioInviato: Lun Gen 25, 2010 10:42 pm    Oggetto: Lo Zen e l'arte del Pareggio Naturale: riflessione semiseria Rispondi citando

Ciao a tutti. Apro questo topic per condividere con voi una riflessione che mi rigiro in testa da un po' di tempo e per chiedere se anche altri hanno avuto questa sensazione.

Il nocciolo della questione è il seguente: molte filosofie orientali contengono il concetto di "Via", di percorso verso l'Illuminazione: Buddismo Zen, Taoismo, Yoga, Tantra ecc.
La "Via" può essere un'attività qualunque ( la poesia, le arti marziali, il bonsai, la calligrafia, lo yoga, il [CENSORED] ecc ), la cui pratica diviene mezzo di crescita spirituale, un esercizio per la mente ed eventualmente per il corpo.
La mia idea è che per molti di noi (non solo noi barefooters, ma anche tanti "convenzionali"), il cavallo sia diventato, più o meno inconsciamente, la "Via" verso l'illuminazione. Purtroppo non ho mai approfondito più di tanto lo studio delle varie filosofie orientali, e nemmeno di quelle occidentali, per cui la mia è più una "intuizione", qualcosa che sento senza riuscire ad esprimerlo pienamente a parole.
Per questo vorrei allargare la riflessione, nella speranza che qualcuno più preparato in merito possa colmare le lacune della mia idea e portarla avanti verso qualcosa di più sistematico.

Quello che posso dire è che in vita mia non ho mai dedicato così tante energie, fisiche e psichiche, allo studio di una singola tematica (in questo caso il pareggio naturale e quello che gli gira attorno), che mai prima d'ora ho avuto una visione d'insieme su qualcosa che fosse così chiara e coerente (che è tutto dire, perchè le domande che ho in testa sono pur sempre migliaia) e che ogni giorno che passa mi sento un passettino più vicino ad un traguardo che in realtà devo ancora ben identificare..

Credo che sia opportuno che la comunità "barefoot" cominci a porsi delle domande che trascendano l'aspetto prettamente scientifico.
La nostra è una scelta che ha forti implicazioni etiche: ci preoccupiamo del benessere dei nostri animali, spingiamo per una comprensione più approfondita dei loro bisogni e, perlomento per quanto mi riguarda personalmente, li poniamo al centro della nostra vita.
Spesso si parla anche di "Filosofia Barefoot", ed effettivamente credo che in un certo senso di questo si tratti: la nostra non è più solo l'ennesima tecnica di gestione del cavallo e dello zoccolo, ma è un approccio nuovo (o forse antichissimo, ma dimenticato) a problematiche che assillano l'umanità da migliaia di anni..

Purtroppo parlando di queste cose mi spingo su un terreno che non mi è congeniale: la mia formazione è prettamente scientifica, ed ho sempre navigato a vista in ambito "umanistico", affidandomi al buon senso e alla mia intuizione, che, lo ammetto, più di una volta mi ha lasciato a piedi.
Però mi piaceva l'idea di lanciare questo sasso nello stagno, per vedere se ne può nascere qualcosa di interessante..
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rhox
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MessaggioInviato: Gio Gen 28, 2010 11:54 pm    Oggetto: Rispondi citando

premetto che anche io ho una mentalità "scientifica".. quello bravo a filosofeggiare della coppia è Nicola.. Rolling Eyes

personalmente non ho visto il barefoot come "nuova filosofia" a cui approcciarmi, ma una semplice integrazione rispetto a ciò che già pensavo dei cavalli.
ha comportanto dei notevoli cambiamenti, ma sono state scelte che avevo già in mente, non vere e proprie strambate rispetto al mio modo di intendere i cavalli.

sicuramente l'occuparmi personalmente dei piedi della mia cavalla mi offre un ulteriore spunto al nostro rapporto, ma per me toglierle i ferri non è stato così "sofferto".. quando mi hanno parlato del barefoot lo avrei fatto il giorno dopo, nessun problema.. senza chiedermi come e perchè..
mi pareva bello e in linea coi miei pensieri..

ho guardato e studiato in questi anni, ho parlato con moltissime persone e provato un po' di cavalli.
devo dire che mi sono sempre trovata benissimo nel consigliare man mano e nel seguire la transizione di altre persone (ormai siamo a una ventina di persone sostenute e incoraggiate nel tempo solo via internet).. mi perdo nelle spiegazioni scientifiche perchè mi viene il nervoso visto che spesso gli interlocutori sono peggio dei sordi..
all'inizio mi arrabbiavo e cercavo di convincere tutti. adesso nella mia filosofia c'è il concetto che se vuoi provarci posso offrire tutto il sostegno, ma le battaglie contro i mulini a vento non le intraprendo volentieri..
sinceramente ora come ora spererei che il barefoot facesse ancora un salto di qualità a livello "fisolosofico".. ovvero coniugare gli effetti del piede scalzo alla tecnica equestre.. non vuol dire diventare tutti seguaci della scuola classica o di altro.. semplicemente fare un passo più in là e vedere come influisce sul movimento e sulla leggerezza del cavallo montato..
le evidenze scientifiche sulle guarigioni o sul fatto che il piede sia più sano convincono delle persone..
poter affermare con dei dati o delle testimonianze come sia più facile ottenere delel cose da sella ne spingerebbe molte di più ad approcciare la questione..
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Nicola



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MessaggioInviato: Ven Gen 29, 2010 10:19 am    Oggetto: Rispondi citando

Cerco di generalizzare, facendo una premessa:

Il cavallo ai giorni nostri:
- Non è utilizzato nel lavoro agricolo
- Non è un mezzo di trasporto
- Non è un segno distintivo per una classe sociale
- Non è un animale da compagnia
- Non fa la guardia
- Non è facilmente trasportabile
- Non può vivere in appartamento o nel giardino di casa

Il cavallo ai giorni nostri è:
- Spesso un agonista
- Spesso il compagno di un agonista
- Molto spesso lo strumento di un agonista
- Spesso uno svago per passeggiate domenicali
- Meno spesso un "Compagno" di passeggiate e trekkings
- Ancor più raramente un "Compagno" di studi sull'arte equestre
- Molto più raramente un Compagno di vita

Fatta questa premessa, ritengo giusto quello che dice Rhox. Noi che scriviamo su questo forum apparteniamo, per lo più, alla categoria di coloro che considerano il cavallo un Compagno di vita. Il barefoot, per molti di noi, ha implicazioni etiche, filosofiche, è un argomento di studio interessante. Ma noi dobbiamo tentare di essere utili soprattutto a coloro che hanno un’idea del cavallo diversa, e quindi dobbiamo parlare a tutti coloro che, interessati al cavallo in maniera diversa dalla nostra, attraverso il barefoot potrebbero interessarsi al loro cavallo in maniera differente.
In questo senso le “esperienze possibili”, come quella di Alberto, devono essere, secondo me, tenute in grande considerazione.
Noi siamo disposti a molto per i nostri cavalli, ma dobbiamo rivolgerci positivamente anche a coloro che sono disposti a fare “qualcosa”, o anche a fare “poco”, sperando che da qualcosa si passi a molto, e da poco a qualcosa.
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Ipparco



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MessaggioInviato: Ven Gen 29, 2010 1:35 pm    Oggetto: Rispondi citando

Condivido l'idea che sia nostro compito cercare di sensibilizzare le persone verso un approccio diverso al cavallo, migliore di quello medio attuale, ma la mia idea/provocazione era più di tipo metafisico/spirituale.

Può il cavallo diventare "strumento di crescita spirituale"? Un "mezzo" per accrescere la propria consapevolezza, migliorare la propria comprensione del mondo (e non solo del cavallo) e la propria sensibilità?
C'è spazio per sviluppare il rapporto uomo-cavallo in qualcosa di più generale?
E sopratutto, c'è un modo di "sistematizzare" questo approccio al cavallo ponendosi degli obbiettivi particolari? I nostri continui sforzi ad una comprensione più approfondita del cavallo, dello zoccolo e del pareggio sono fini a sè stessi (o al benessere del cavallo, diciamo), o possono portare anche a qualcosa di ulteriore?
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rhox
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MessaggioInviato: Ven Gen 29, 2010 1:45 pm    Oggetto: Rispondi citando

il cavallo può essere una crescita spirituale..
come qualsiasi animale.. Wink

sul fatto poi che il piede possa offrire ulteriori spunti.. non ci trovo un nesso così stretto..
o meglio.. il piede può essere fonte di ispirazione in quanto racchiude la perfezione della natura, l'adattamento e la possibilità di toccare con mano cosa succederebbe se moltissime cose fossero lasciate a se stesse nelle condizioni per cui sono progettate..
non vedo però una crescita spirituale nel "maneggiare" noi quelle cose, nel comprendere il funzionamento fino all'ultimo, nell'ideare pareggi ottimali.. queste cose le ritengo strumenti atti a convincere e supplire a chi non si "lascia andare" rispetto al piede naturale..
con i dati e le tecniche possiamo avere dei dati con cui supportare le nostre argomentazioni.. non per crescere dentro (come sempre.. mia opinione) Wink
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GeG



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MessaggioInviato: Ven Gen 29, 2010 2:03 pm    Oggetto: Rispondi citando

Non so se ho interpretato bene.. ma forse ho capito quel che intende Ipparco.
E' un po' come chi studia e dedica la sua vita all'arte di addestrare cavalli e lo fa con mente aperta e recettiva continuando ad indagare sempre un po' più a fondo il comportamento e la biomeccanica del cavallo.
Potrebbe continuare a fare quel che fa senza porsi tante domande perchè vede che i risultati li ottiene comunque.. eppure non gli basta e continua a "studiare" (sui libri e sul cavallo Wink ) per migliorare se stesso attraverso l'equitazione.
Allo stesso modo si può vivere il barefoot.
La ricerca non diventa solo un supporto tecnico per dimostrare la validità delle proprie opinioni agli altri.. ma diventa un motivo di crescita.. approfondire l'argomento e non accontentarsi mai di quel che già si sa serve a sentirsi "vivi" in questo senso.. a crescere spiritualmente.

Sinceramente anche io questo senso di "crescita spirituale" lo vivo in modo più ampio.. integrando un po' tutto ciò che riguarda il mondo del cavallo. Prima erano fondamentalmente l'etologia, la gestione e l'addestramento a sella (a livello basilare comunque!! Embarassed ) .. adesso all'improvviso mi si è aggiunto questo "nuovo" aspetto. Very Happy

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Giulia
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rhox
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MessaggioInviato: Ven Gen 29, 2010 2:08 pm    Oggetto: Rispondi citando

GeG ha scritto:
La ricerca non diventa solo un supporto tecnico per dimostrare la validità delle proprie opinioni agli altri.. ma diventa un motivo di crescita.. approfondire l'argomento e non accontentarsi mai di quel che già si sa serve a sentirsi "vivi" in questo senso.. a crescere spiritualmente.


beh, questo ovviamente..
la crescita e lo studio continuo son oquelli che ci tengono vivi anche perchè stimolano le nostre sinapsi e attivano il nostro cervello.. sicuramente scoprire e capire qualcosa di nuovo influisce su endorfine e adrenalina, ecc..

però non credo sia lo studio a far crescere, ma il fatto che spesso lo si deve applicare a qualcosa e ciò comporta il rapporto con un cavallo..

personalmente non ritengo una crescita spirituale e interiore saper citare qualsiasi cosa teorica e poi fare difficoltà a tenere un piede in mano, non saper approcciare un cavallo poco collaborativo o non saper applicare la teoria su un piede vivo.. sarà anche per questo che non amo molto la filosofia Rolling Eyes Laughing
la teoria non la trovo fine a se stessa e basta..
per questo ritengo che lo studio sia propedeutico a convincere delle eprsone a provare.. sono poi i fatti che ti fanno crescere come persona Wink


L'ultima modifica di rhox il Ven Gen 29, 2010 2:41 pm, modificato 1 volta
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GeG



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MessaggioInviato: Ven Gen 29, 2010 2:37 pm    Oggetto: Rispondi citando

Citazione:
la crescita e lo studio continuo son oquelli che ci tengono vivi anche perchè stimolano le nostre sinapsi e attivano il nostro cervello.. sicuramente scoprire e capire qualcosa di nuovo influisce su endorfine e adrenalina, ecc..

Alla faccia dell'approccio scientifico!! Laughing Wink

Comunque nello "studio" dell'argomento io do per scontato che ci dev'essere anche e soprattutto un risvolto pratico. Se uno che si appassiona così tanto al barefoot (come a qualsiasi altra cosa) poi in realtà non sapesse nemmeno avvicinarsi ad un cavallo come si deve e tenere in mano uno zoccolo (per dire Wink ) secondo me non più che di un filosofo si tratterebbe di un ipocrita..
Parlar bene tanto per parlare non mi ha mai convinta Rolling Eyes

Per me lo studio è propedeutico a saper mettere in pratica.
Convincere gli altri non dev'essere lo scopo.
Studiare serve a noi stessi per capire quel che vogliamo fare. "I fatti" ti fanno crescere come persona, sono daccordo MA se fatti con cognizione di causa!

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Giulia
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MessaggioInviato: Ven Gen 29, 2010 3:02 pm    Oggetto: Rispondi citando

lo studio può essere usato per mettere in pratica con cognizione di causa e per avere dei dati con cui approcciare la realtà e le persone..
purtroppo ora come ora, prendendo ad esempio il barefoot, la gente la si convince o perchè ha un problema reale a cui non riesce a mettere soluzione oppure perchè si convince della "bontà" dell'approccio..
per esperienza posso dire che la seconda opzione è spesso connessa a gente che ha meno "scuola" alle spalle perchè è libera da preconcetti, abitudini, convinzioni..
nel caso del problema tanta gente si convince perchè è l'ultima spiaggia (ultimo tentativo prima di abbattere il cavallo o mandarlo in pensione in un posto lontano) oppure perchè si hanno dei dati con cui argomentare le proprie idee..

ma per approcciare le persone con idee radicate e cavalli non problematici?
è qua che torno alla mia idea iniziale di dover espandere di più il concetto del piede alla tecnica equestre.. quando si avranno dei dati e dei numeri per poter affermare che la maggior parte dei cavalli sferrati è più leggera davanti e quindi facilita l'addestramento potremmo dirlo ai dressagisti o a chi pratica western e la ricerca.. quando lo studio su una maggiore propriocezione dirà ai concorsisti che sarà più facile che il cavallo senta dove sono le barriere o agli enduristi che il cavallo si azzopperà meno facilmente passando su qualsiasi terreno a qualsiasi andatura..

purtroppo la maggior parte delle persone che sferra il cavallo fa passeggiate oppure non una carriera agonistica..
spesso ha il cavallo a casa e non ha un bagaglio tecnico consistente alle spalle.. messo in confronto con chi ha qualche nozione in più può andare in palla.. anche se le nozioni altrui sono errate o incomplete..

a me piacerebbe una filosofia che non si limiti ad approcciare il piede e la sua biomeccanica.. perchè la gente non si crede e non è particolarmente interessata..
ma una pratica, supportata dalla teoria ovviamente, che porti a dei risultati tangibili che mi consentano di dire: ehi ragazzi.. guardate che philippe karl ha sferrato i sui cavalli, come mazzoleni e che una persona arrivata 6° a tokyo in dressage ritenga che un cavallo scalzo è tutta un'altra cosa da montare..
ma non mi bastano questi esempi Wink
e ora come ora sono rattristata che la teoria si rivolga spesso solo a certe problematiche e non all'intero sistema..
a me a un corso è stato detto: vedrete come i cavalli allungheranno subito il trotto.. oh, su 26 cavalli in scuderia l'hanno accorciato tutti, sono più attenti e compatti, seguono maggiormente il terreno.. non riesco a capire se avevamo noi una scuderia di pazzi trottatori oppure se gli altri hanno tutti cavalli contratti con passi lunghi mezzo metro Rolling Eyes Laughing
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blackhorse68



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MessaggioInviato: Ven Gen 29, 2010 3:51 pm    Oggetto: Rispondi citando

La conoscenza assoluta è, un'esperienza della realtà totalmente non
intellettuale, un'esperienza che nasce da uno stato di coscienza non
ordinario, che può essere chiamato uno stato meditativo, o mistico. E' la
realtà della vita del Sé, che vive solo così com'è, la nuda esperienza della
vita (quel soltanto essere vivo ora). Il Sé non è superficiale: è la
pienezza della gioia.

Questo stralcio, "rubato" da un sito di filosofia orientale penso possa spiegare, almeno in parte, il mio modo di fare equitazione.

La sensazione di un galoppo leggero, ai margini di un bosco in primavera con l'aria profumata dalla vegetazione in fermento è sicuramente un tentativo di raggiungere la conoscenza assoluta.

Ma per arrivare a galoppare in mezzo al bosco devo aver lavorato bene con il mio cavallo, altrimenti, lui incazzato per quando lo maltratto, cercherà di farmi vedere le stelle più che la conoscenza assoluta.

Ecco che il porsi in un determinato modo rispetto al cavallo e quindi trovare un equilibrio tra il "piegare" la sua volontà e il suo benessere mi porta verso la gestione naturale.

Quindi non è solo un discorso di cavallo scalzo o metodi definiti naturali, ma il nostro rapporto di complicità con il cavallo.

Tutto sto discorso per poter affermare: Si, la nostra ricerca del miglior modo di far vivere il cavallo serve a darci una vita interiore migliore.

Ho smesso infatti di litigare per i ferri , non serve, chi vede il cavallo solo come un mezzo non apprezza il significato di una gestione naturale che può portare inconvenienti al cavaliere ma uno stato di soddisfazione interiore quando al pascolo il tuo cavallo ti guarda con aria da Mustang selvaggio.

leggevo questa mattina una frase molto intensa dello scalatore Ed Viesturs :

A chi mi chiede: perché vai in montagna? …gli rispondo ” se me lo chiedi, non lo saprai mai.”

Buona continuazione a tutti

Ciao Gigi
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Ipparco



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MessaggioInviato: Ven Gen 29, 2010 5:13 pm    Oggetto: Rispondi citando

Ecco, questo intervento si avvicina molto a quello che stavo cercando di esprimere..
La gioia del "qui e ora", il senso di completezza..
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risha



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Residenza: Torino prov.

MessaggioInviato: Mer Apr 21, 2010 3:11 pm    Oggetto: Rispondi citando

blackhorse68 ha scritto:

La sensazione di un galoppo leggero, ai margini di un bosco in primavera con l'aria profumata dalla vegetazione in fermento è sicuramente un tentativo di raggiungere la conoscenza assoluta.

Ma per arrivare a galoppare in mezzo al bosco devo aver lavorato bene con il mio cavallo, altrimenti, lui incazzato per quando lo maltratto, cercherà di farmi vedere le stelle più che la conoscenza assoluta.



Credo che arrivare a questo, significhi essere in sintonia con il cavallo, con la natura, con il mondo. O meglio essere il cavallo, essere la terra, essere gli alberi e l'erba, essere il mondo stesso.
La cognizione del mondo orientale è totalmente differente dalla nostra, dall'idea inculcataci dalla nostra cultura occidentale da secoli e secoli, secondo cui il mondo è ciò che vedo, il mondo non è ciò che vedo, il mondo è ciò che sento, ciò che vedo non è altro ciò di cui ho esperienza io in quanto io, che non è lo stesso di cui ha esperienza un altro.
Lo scopo ultimo delle filosofie orientali (generalizzo) è il raggiungimento del Nirvana, ovvero l'assoluto, un qualcosa di oltre, il tutto. Non è da leggere come un percorso dritto però, in quanto la vita, ci dicono molti filosofi, è ciclica. Non corre su di una linea retta ma ritrova sempre sè stessa, il punto di partenza. Si rinnova ogni momento, ogni cosa, ogni esperienza che viviamo ci arricchisce solamente se siamo aperti e pronti ad accoglierla, se siamo elastici mentalmente. Partendo dal fatto che noi apprendiamo mediante schemi mentali, possiamo dire che più questi schemi sono elastici e pronti a rinnovarsi (a cambiare) più la nostra mente è aperta, invece, cosa ahimè molto comune in occidente, più questi schemi sono rigidi, meno sono disposti a cambiare, a guardare con interesse le novità, ma tanto una cosa è rigida, ci insegnano le leggi della natura (fisica, evoluzione della specie...) tantò più è facile che si rompa.

A questo punto, dopo essermi dilungata (scusate), penso che la felicità di cui parla Ipparco, sia molto simile al sentirsi un tuttuno, in armonia con il mondo, con tutto ciò che ci circonda. In quest'ottica il cavallo è il tramite della conoscenza, ci permette di raggiungere questa armonia, solo a patto di essere aperti ed elastici però. Nel nostro caso è il cavallo, ma potrebbe essere qualsiasi cosa. Certo personalmente per quanto mi riguarda, l'armonia assoluta (se così si può dire) è quella che posso raggiungere con la natura, dunque il cavallo mi fa partire avvantaggiata, forse non avrei potuto trovare in una moto questo, forse in una bici sì, ma chissà. Il mio cuore ha scelto il cavallo.
Questi raggiunti sono solo attimi di felicità, troppo spesso ci ritroviamo (o perlomeno, a me accade così) catapultati in questioni pratiche, frettolose, dove non c'è spazio per comunicare e far emergere quel senso di felicità che abbiamo provato.
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India83



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MessaggioInviato: Ven Feb 11, 2011 11:15 pm    Oggetto: Rispondi citando

Che bellissime parole, come non concordare?

"Ho smesso infatti di litigare per i ferri , non serve, chi vede il cavallo solo come un mezzo non apprezza il significato di una gestione naturale che può portare inconvenienti al cavaliere ma uno stato di soddisfazione interiore quando al pascolo il tuo cavallo ti guarda con aria da Mustang selvaggio. "

Ecco. io non riuscivo a spiegarmi esattamente questa cosa, come gli altri non fossero minimamente interessati a comprenderla nè a viverla, questa soddisfazione interiore, che in fondo è a portata di mano ed è reale, ... o a vederla, addirittura, come fossero ciechi davanti a tanta bellezza,... perchè di bellezza si tratta, alla fine, quando si vive una cosa così.. è estetica allo stato puro.
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