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approcciarsi al barefoot

 
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Inviato: Gio Giu 22, 2017 6:23 pm    Oggetto: Ads

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rhox
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Messaggi: 1769
Residenza: Piemonte- Torino- Sciolze

MessaggioInviato: Mar Ott 12, 2010 11:36 pm    Oggetto: approcciarsi al barefoot Rispondi citando

Cosa serve per approcciare bene e in modo proficuo il barefoot..

Credo che sia importante partire da qua, soprattutto ora che c’è tanto fermento, molte opportunità di dialogo e tanto materiale. Un po’ di ordine può aiutare a capire cosa scartare, da cosa partire e come prendere i vari consigli.

Innanzitutto ci vuole la predisposizione mentale a rimettersi in gioco, cambiare idee, opinioni e punti di vista, accettare che quello che fino ad oggi s’è dato per scontato non sempre lo è e che tante cose che ci hanno detto vanno prese con le pinze se non dimenticate.
Bisogna prendersi in modo “scherzoso” ricordandosi di cosa si è fatto e di cosa si pensava.
L’approccio “punitivo” rispetto al passato non è utile, anzi porta solo a rancori e fondamentalismi.
Bisogna entrare nell’ottica che molte persone che ritenevamo esperte in realtà pecca(va)no su alcuni aspetti e probabilmente non per cattiva fede, ma per la mancanza di qualcuno che gli mostrasse come stanno le cose realmente. Purtroppo in questa categoria bisogna metterci dei maniscalchi e dei veterinari che non hanno avuto voglia di comprendere e osservare un po’ di cose.
Non aiutano i libri che spesso mostrano figure di piedi di forme non corrette e che portano segni di problemi (i classici talloni contratti o troppo alti, muraglie slargate, ecc).
Per contro ci sono molte persone professionali (maniscalchi e veterinari) che possono aiutarci molto con le loro conoscenze, mettendo a disposizione esperienze, studi e casistica o che hanno voglia di intraprendere questo percorso con noi. Magari la loro curiosità deve essere stuzzicata visto che non sempre ricevono apprezzamenti rispetto a queste idee.

Dopo di che tocca a noi.
Il primo passo fondamentale è aver voglia di studiare. Prendere qualche libro o qualche articolo su internet e iniziare a guardare le foto, cercare di capire quali sono le esperienze altrui, quali possono essere le difficoltà del metodo, quali e quanti casi positivi sono documentati fino ad oggi..
Però questo non basta.. sulla carta non si possono percepire sensazioni, toccare o comprendere a fondo cosa ci vuole dire l’autore. Come sempre capire bene cosa uno legge rispetto a capire qualcosa con qualcuno che ti indica passo passo quello di cui sta parlando è tutt’altro pianeta.
E così viene fuori la necessità di frequentare un corso base.
Partecipare a un corso non è una spesa che si affronta nel momento in cui si vuole pareggiare il proprio cavallo da sé. Deve essere parte integrante del bagaglio di ogni persona che partecipa al barefoot.
Un corso offre innanzitutto un’infarinatura generale a cos’è e come è nato il tutto, mostra foto di cos’è il cavallo in natura e particolareggia sulle caratteristiche. Vedere qualche foto su internet non rende bene l’idea..
Offre un panorama generale su quale è la gestione migliore per ottenere dei risultati, quali possono essere i limiti dettati dalla gestione e la scelta su eventuali compromessi da fare tra le nostre esigenze e le performance del cavallo.
Si parla di alimentazione, movimento, effetto d’insieme gestione-pareggio-cibo e di quanto questo possa portar lontano. Questo sui libri e sugli articoli non è trattato nel complesso, sarebbe difficile proprio come impaginazione e suddivisione.
Poi il corso offre la possibilità di alzare la manina e porre domande, subito, appena vengono, anche se si tratta di cavolate. A mente calda si comprendono meglio e non si tralascia dicendo “tanto ho capito il discorso generale” perché il vicino magari approfondisce proprio quello che a noi sembra nebuloso.
E infine si approccia il pareggio. Non bisogna per forza prendere raspa e coltello in mano (anche se a mio parere serve per comprendere meglio quali possono essere le difficoltà del pareggiatore), ma avere un’idea del rito, di perché e come si fa così, vedere un piede che si trasforma. Ci offre un indubbio bagaglio con cui poter poi giudicare il lavoro del proprio pareggiatore.
Ci offre la possibilità di slegarci dal problema della mascalcia ovvero lasciare che dei piedi se ne occupi il maniscalco senza capire cos’è che fa, perché, quali conseguenze ci sono. Serve ad uscire dall’affidarsi a qualcuno perché non si capisce niente; serve ad aiutare il pareggiatore: se conosciamo l’anatomia corretta del piede possiamo dirgli se notiamo cambiamenti, possiamo telefonargli e dirgli con precisione dov’è che per noi c’è un problema tipo un ascesso che spurga, possiamo facilitare al cavallo la transizione se noi sappiamo rinnovargli il roll se serve; serve ad innamorarsi della forma del piede e delle sue caratteristiche.
E poi ai corsi ci sono le persone.. oh le persone, che meraviglioso mondo!
Si possono passare ore a parlare tra noi, con il docente e gli altri, di che cosa abbiamo passato, di cosa passeremo, del nostro cavallo e degli altri. Possiamo trovare magari qualche amico con cui fare passeggiate, qualche maneggio in cui spostare il cavallo o un numero di telefono a cui chiedere aiuto.
Si scoprono un sacco di conoscenze, si approfondiscono un sacco di argomenti. Faccio l’esempio di Alex, quasi tutti l’hanno conosciuto tramite i corsi o i convegni e da lì sono approdati alle sue mille traduzioni sul barefoot e non. Sui testi antichi che già allora parlavano di problemi ai piedi, sull’equitazione vera e propria (l’hotte, rarey, rashid, ecc) a cui non magari non saremmo mai arrivati.
Frequentare persone, cavalli, posti serve molto di più di solo letture. Il confronto è la chiave di tutto, migliorare qualcosa, eliminare degli sbagli.
Un corso è un investimento a lungo termine per noi e per il cavallo. Non si parla di cifre esagerate, di corsi bene o male ce ne sono a prezzi accessibili. Con un po’ di buona volontà si possono dividere le spese tra più persone per il viaggio, cercando qua e là trovare da dormire a poco e tornare a casa con tanto in più.
Mi viene un po’ il magone vedere a quante persone viene consigliato il corso e non lo fanno. I corsi sono sempre meno rispetto ad anni fa, i partecipanti sempre lo stesso numero..

E poi bisogna studiare sui cavalli.
Su come sono fatti, su come si muovono, osservare tantissimo, passare ore solo a guardare.
Perché memorizzare come si muove il nostro cavallo oggi può servire a capire se qualcosa non va domani. Si può capire se è il piede o meno quando il cavallo non è sicuro, si può capire perché oggi c’ha una sensibilità esagerata e magari è solo di umore pessimo..
Ho scritto parecchio sul carattere, su come si può aiutare il cavallo col lavoro, su come noi proprietari possiamo influire.. non perché mi interessi fare la saccente, ma perché ho visto in tutti questi anni che sono i nodi che vengono al pettine.
Ci tengo sempre a far capire alle persone che devono studiare il loro cavallo, come movimenti e come carattere.. chiedere ad altri possibili interpretazioni su gesti, atteggiamenti, problemi che magari ci si fascia la testa su un punto e basta cambiare un briciolo prospettiva e tutto magicamente si risolve.
Ci sono passata anche io, ho visto passarci un sacco di persone in maneggio, ho visto un sacco di cavalli migliorare appena venivano compresi e aiutati a superare l’ostacolo..
Non ci vuole chissà cosa per arrivarci, solo un pochino di pazienza e di spirito di osservazione, magari qualche domanda qua e là a chi ci pare possa dare risposte coerenti.
Se capiamo la meccanica del movimento del nostro cavallo possiamo capire meglio se arriva di punta o tallone. Se siamo sicuri di come atterra possiamo capire se camminando sulla ghiaia le scene che fa sono perché ha fastidio o meno.
Poi bisogna aprirsi a tutto il fisico del cavallo. Non è detto che il problema sia il piede, ma spessissimo sono le strutture sopra a creare problemi.
Un piede magari non evolve perché la spalla è danneggiata o la schiena è contratta.
Ho avuto la fortuna di lavorare con massaggiatori equini ed osteopati e il confronto è utilissimo per dare spiegazioni e origini ad alcuni problemi. Ho visto cavalli zoppissimi a cui tutti additavano i piedi magicamente andar dritti quando gli veniva sbloccata la schiena. Ho pareggiato in compagnia dell’osteopata che mi riferiva della conseguenza di ogni raspata su tutta la struttura scheletrica. spettacolare!
Non fermiamoci ai piedi, studiamo il cavallo nell’insieme!



Piccolo corollario personale…
In quasi 5 anni di barefoot ho imparato di più nelle ore trascorse a parlare di esperienze vere, reali con Alberto, Gigi, Alex, Sonja, Luca, Gabriella e tanti proprietari o pareggiatori italiani ed esteri che aver letto.
Quando il forum barefooters contava ancora pochissimi utenti attivi ci si vedeva di persona, era una gioia conoscersi e potersi finalmente parlare a 4 occhi. Ricordo con affetto la prima chiacchierata a Verona con Alberto, nel suo micro stand.. dovevano essere 10 minuti, sono state 3 ore..
Ricordo il primo approccio di Alex con un’interessantissima discussione su come cercare di rendere scientifico il barefoot.. miseramente caduta nel vuoto.. e poi il pranzo a Pisa, gli infiniti messaggi per il cambio gestione forum in cui parlavamo poco di quello e tanto di altro..
Una cena intera con Francesco De Giorgio e i suoi pensieri sul barefoot, ore su internet con Gabriella dalla Tunisia.
Potrei andare avanti all’infinito.. e adesso cosa resta? Un sacco di pareggiatori di cui non si sa nulla, che non mostrano il loro lavoro e non parlano con nessuno, chi lo sa che faccia hanno?
Quando la gente chiede di un pareggiatore se posso indico chi conosco.. non riesco ancora a dire chiama quello se non lo conosco di persona o se non ho pareri più che positivi da chi conosco bene.
Incontrarsi, conoscersi aiuta moltissimo. Sento parecchia nostalgia di ciò anche da parte di altri che hanno vissuto i primi tempi assieme..
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lauryspriz1980



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MessaggioInviato: Mar Feb 25, 2014 3:59 pm    Oggetto: Rispondi citando

bellissime parole....soprattutto per me che sono neofita. Grazie di cuore.

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