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L'importanza del lavoro nella gestione del piede scalzo..
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Inviato: Ven Lug 28, 2017 6:48 pm    Oggetto: Ads

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rhox
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MessaggioInviato: Mar Feb 09, 2010 7:56 pm    Oggetto: L'importanza del lavoro nella gestione del piede scalzo.. Rispondi citando

Una domanda su cui io e Nicola discutiamo abbastanza spesso..

Se e quanto è importante un corretto lavoro a sella o alla corda per lo sviluppo del piede: la questione è ovviamente indirizzata alla qualità del movimento ovvero un lavoro volto a simmetrizzare un cavallo, creare impulso (e di conseguenza un buon movimento fluido, attivo e costante) e ginnastica l'intero fisico.

E quale è l'influenza del togliere i ferri sulla qualità del movimento del cavallo? Questa differenza è apprezzabile dal cavaliere?
Quale è l'inflenza del lavoro e del fisico del cavallo sui piedi?

Il muovere il cavallo con il lavoro (a terra o montato che sia) influenza la transizione? Può aiutarla in qualche modo?
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GeG



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MessaggioInviato: Mer Feb 10, 2010 11:30 am    Oggetto: Re: L'importanza del lavoro nella gestione del piede scalzo. Rispondi citando

Brava Rhox, belle domande Wink

Attualmente a me interessa in modo particolare questa:
rhox ha scritto:
Se e quanto è importante un corretto lavoro a sella o alla corda per lo sviluppo del piede: la questione è ovviamente indirizzata alla qualità del movimento ovvero un lavoro volto a simmetrizzare un cavallo, creare impulso (e di conseguenza un buon movimento fluido, attivo e costante) e ginnastica l'intero fisico.

e vorrei sapere se secondo voi è possibile influenzare l'atterraggio di tallone (e quindi una corretta stimolazione e sviluppo del piede) con un buon lavoro da terra e poi in sella. Nella mia più completa ignoranza io credo che la qualità delle falcate giochi un ruolo importante su questo discorso.. quindi la libertà di movimento data da una schiena distesa, l'estensione massima degli arti e il tempo di sospensione (nel trotto soprattutto ...credo)

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Giulia
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rhox
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MessaggioInviato: Mer Feb 10, 2010 11:51 am    Oggetto: Rispondi citando

ti parlo per la mia esperienza..
io ho "fatto fare il salto di qualità" alla mia girando alla corda..

velocemente.. l'ho sferrata perchè tornavo una volta si e una no a piedi dalle passeggiate con la cavalla non dritta.. mi avevano diagnosticato una navicolite all'anteriore sinistro anche se le lastre non dicevano nulla (ma anestesie diagnostiche e prove di flessione davano il problema nella zona), ho sferrato perchè tanto non arrivavo a niente (o meglio con le varie ferrature non zoppicava più, ma inciampava così male che alla fin fine qualche passo storto lo faceva)..
dopo un po' di mesi la cavalla ha avuto un problema a un garretto (spavenio) e l'ho fermata un po' in attesa che la cura facesse effetto.. da lì tragedia.. siamo rimaste ferme quasi un anno e mezzo (con ferma intendo che avrò montato 5 volte e basta) con tutti i problemi del mondo a livello fisico.
la cavalla andava a paddock quando si riusciva a livello di meteo (ovviamente le si è messa la coperta sotto consiglio di un naturopata ben favorevole al piede scalzo) e quando lei lo voleva.. c'erano giorni in cui si inchiodava fuori dal box e l'unica cosa che si riusciva a farle fare era tornare dentro..
ovviamente il piede s'è evoluto nel frattempo, ha terminato la transizione e camminava bene su tutti i terreni.. con un atterraggio di piatto o di punta quando era stanca..

un giorno mi sono stufata.. nei momenti di pausa tra una ricaduta e l'altra di bronchiti e verminosi ho deciso che avrebbe dovuto cambiare..
quindi corda 2 volte a settimana, non troppo a lungo viste le sue condizioni non perfette, ma in cui l'unica cosa che guardavo era che atterrasse di tallone.. quindi impulso impulso impulso! belle falcate, lunghe e via.. insomma la forzavo meccanicamente ad arrivare di tallone.
le prime sessioni faticava, era rigida.. poi man mano che ho stimolato la parte posteriore del piede lui ha iniziato a cambiare e lei s'è mossa meglio..
in evoluzione.. 3 mesi di lavoro spezzettato.. e il cambiamento c'è stato (nessuna variazione nella gestione e nell'alimentazione.. il pareggio ha cambiato ben poco visto che lei ha sempre avuto ben poco materiale da pareggiare)..
abbiamo ripreso a lavorare come prima.. qualsiasi terreno a qualsiasi andatura.. sempre un franco atterraggio di tallone..
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GeG



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MessaggioInviato: Mer Feb 10, 2010 12:11 pm    Oggetto: Rispondi citando

Ah bene Very Happy Quindi confermi.. E, visto che ci sei passata, che puoi dirmi a proposito delle andature da "privilegiare"? Per esempio io ho sempre notato che l'andatura in cui riuscivo a "controllare" meglio le falcate (favorendone una buona estensione e stimolando notevolmente l'impulso senza che il cavallo perdesse di equilibrio) era il trotto e credo quindi che per favorire l'atterraggio corretto e lo svilppo dei piedi in transizione dovrei concentrare il lavoro su questo aspetto.
Buon lavoro di trotto in estensione in campo sperando che a poco a poco questo influisca anche sulla qualità del passo.
(il mio cavallo quando era ferrato inciampava prevalentemente al passo e qualche volta al galoppo addirittura. al trotto davvero raro.)

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Bebah



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MessaggioInviato: Mer Feb 10, 2010 1:49 pm    Oggetto: Rispondi citando

Sono d'accordissimo su tutto quello che è stato scritto.
Anzi, dirò di più, ho notato anche io che se incito un trotto attivo e in avanti alla corda (o scosso), vedo che estendendo bene in avanti la spalla e l'arto, atterra di tallone o quasi.
Se invece lo lascio trottare svogliatamente, difficilmente atterra come dovrebbe, ma anzi va decisamente di punta. Sad
Quindi sono del tutto convinta che un ottimo lavoro alla corda, o da montanto, privilegiando il movimento in avanti senza appesantire le spalle, sia un ottimo aiuto nel far lavorare il piede come dovrebbe.
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rhox
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MessaggioInviato: Mer Feb 10, 2010 2:05 pm    Oggetto: Rispondi citando

uh beh.. diciamo che io alle spalle ho una bella teoria che con la mia fatico moltissimo ad attuare quindi posso dirti la mia per esperienza su altri cavalli..

il trotto è un'andatura simmetrica utilizzata principalmente per ginnasticare e simmetrizzare il cavallo. il carico del lavoro è distribuito su tutti gli arti in modo abbastanza uguale e consente al cavaliere di agire meglio sul cavallo.
inoltre la sua velocità e cadenza consentono di lavorare su ritmo e impulso senza affaticare troppo il cavallo (sia di fiato che come sovracarico sugli arti) e allenando il muscolo.
non a caso il fondo ai cavalli si fa al passo su dislivelli e al trotto in piano.

quindi il trotto è un'ottima andatura.
sicuramente c'è da lavorare moltissimo al passo nel riscaldamento e nella fase finale per cui bisogna cercare un passo franco, disteso e con impulso. purtroppo per la natura stessa è più difficile sentire le asimmetrie del cavallo ed è più difficile correggere (uno delle più grandi lacune dei cavalieri è che spesso trascurano troppo il passo).

ovviamente il trotto che intendo non è un trotto tanto per fare e richiede comunque un buon assetto del cavaliere e un po' di collaborazione da parte del cavallo. deve essere attivo, comportare un impegno della schiena e degli addominali, niente irrigidimenti e battaglie col cavaliere (e in questo il lavoro alla corda può aiutare). all'inizio io lavorerei poco sui cerchi in quanto comportano più carichi periferici sul piede e spesso non simmetrizzano troppo il cavallo (un cavallo se non corretto costantemente tenderà a lavorare meglio lungo la sua flessione naturale e meno sull'altra mano.. se cerchiamo la qualità del movimento per me è meglio non infastidire eccessivamente nelle correzioni, da fare prima o dopo il lavoro per l'atterraggio di tallone).
quindi anche alla corda tanto lavoro magari su ellissi o comunque camminando lungo i lati lunghi del maneggio.

bebah.. la tua è una buona osservazione.
tutto questo nasce da una discussione che abbiamo fatto in macchina io e Nicola in cui discutevamo sull'utilità di lasciare un cavallo libero in paddock durante la transizione senza lavorarlo fino a un movimento corretto.
per me non ha senso perchè a paddock tendenzialmente tendono a trascinarsi e mettere ben poco impulso nel movimento.
in più se c'è erba i cavalli tendono a muoversi poco, lentamente e spesso atterrando di punta perchè spostano l'arto e poi ci caricano sopra il peso (non è un passo, è solo uno spostamento).
quindi è un circolo vizioso: io lascio il cavallo a prato perchè si muova, ma lui magari fa quantità e non qualità, non stimola a sufficienza il piede e non migliora il movimento, al che sono costretta a lasciarlo ancora a paddock dove lui migliorerà lentamente.
invece un buon movimento a paddock che garantisca la quantità di stimolazione e qualche sessione di lavoro in cui si ricerchi la qualità e si stimolino le strutture che si vogliono sviluppare (quindi piccole sessioni che mirano ad ottenere qualcosa), che lancino l'impulso al piede su come deve cambiare per me è l'ideale.
inoltre il lavoro consente di mantenere la muscolatura del cavallo e questo comporta maggiore forza muscolare, maggiore tonicità e quindi capacità di reagire agli stimoli (come le incimapate, se il cavallo è attivo e ben muscolato reagisce prima e meglio con minori conseguenze), buon umore (il movimento stimola l'intero organismo, l'adrenalina e le endorfine) e non lascia il cavallo con la sensazione di essere stato abbandonato..
consente al cavaliere di notare variazioni nell'andatura, di conoscere meglio come si muove il cavallo sotto di sè (e tra montare un cavallo ferrato, uno in transizione e uno barefoot nel senso pieno del termine ci sono degli abissi! posso garantirlo!), imparare a fidarsi della sua propriocezione, ecc..
e non demolisce l'umore del proprietario che vede "soffrire" il suo cavallo e percepisce poco i suoi miglioramenti (ogni piccolo passo in avanti da sella si sente molto di più che passeggiandoci di fianco)..

quello che ho sempre rimpianto del barefoot è che ci sono pochi cavalieri che sappiano lavorare bene il loro cavallo, che ci tengano a perfezionare la tecnica e che magari passino ore in sella o a pelo con gli occhi chiusi per sentire come si muove sotto il loro equino Wink
con questa discussione spero di dare spunti a tutti, coglierne anche io e cercare nuovi confronti su un aspetto che tanti tralasciano: il piede scalzo quanto influisce sul lavoro del cavallo? in fondo li manteniamo per montarli, apprezziamo a pieno non solo l'aspetto della salute generale, ma del lavoro più corretto che comporta!
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GeG



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MessaggioInviato: Mer Feb 10, 2010 2:58 pm    Oggetto: Rispondi citando

Rhox non sai che grinta mi ha dato leggere questo tuo ultimo post Very Happy
Siamo sulla stessa linea di pensiero e son felice di trovar conferma (di quanto stavo ragionando per conto mio in questi giorni) nelle tue parole.
Anche per quanto riguarda il tipo di lavoro condivido pienamente.

Bebah, posso confermare anche io la tua esperienza! Wink

Aggiungo poi che esaminando la questione da quando ho sferrato il cavallo (per ora sto facendo solo passeggiate a mano e al passo) ho notato che la stessa differenza di atteggiamento e di qualità dell'andatura sembra legata all'impegno che un terreno difficile determina. Ovvero, appena partita dal maneggio su asfalto in piano.. passo tranquillo, un po' strascicatino e cavallo distratto che pensa a tutto tranne che a muovere coscientemente i piedi.. atterraggio di punta. Dopo una salita impegnativa con pietre e sassi ecc ecc, dove il cavallo dopo qualche passo falso iniziale comincia a fare attenzione a dove cammina (!) se torno sull'asfalto in piano il passo è migliore: atteggiamento più concentrato, andatura decisa e atterraggio più corretto (magari non proprio di tallone, ma forse piatto sì).
L'atteggiamento con cui il cavallo affronta un determinato lavoro (qualsiasi esso sia) credo sia estremamente importante.

Il lavoro influisce sul piede scalzo.. come il piede scalzo influisce sul lavoro Cool ma io qui non ho ancora argomenti per confrontarmi! Sono curiosa di leggere altri commenti

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MessaggioInviato: Mer Feb 10, 2010 3:44 pm    Oggetto: Rispondi citando

guarda.. potrei farti un buon elenco di cavalli in scuderia da me che cambiano passo e atterraggio in base al cavaliere che hanno sulla schiena (istruttore diffente o clienti)..

anche il discorso dell'atteggiamento del cavaliere influisce.. quello che ti dicevo l'altro giorno era proprio di imparare a valutare quali terreni danno più problemi al tuo cavallo senza però farti prendere dalla "paura" che quello è il terreno difficile.. perchè tu diventi guardinga, il cavallo si irrigidisce e atterra come gli capita perchè pensa ad altro.. poi se ha un carattere predisposto passa a fare finta di essere sofferente così tu ti preoccupi e non chiedi niente.. lui ottiene nessuna richiesta, fa come vuole e il movimento ne risente..
io lo vedo in maneggio da me: io so che la mia non ha problemi, io ho superato mentalmente la transizione e vado ovunque senza pormi problemi. dovunque sia sento cosa mi dice la mia: voglio trottare, accosto le gambe, se ritiene lei parte, se tentenna lascio stare, evidentemente in quel momento non le va.. pazienza..
invece chi in maneggio si pone ancora problemi perchè magari deve gestire i cavalli da scuola dietro o qualche transizione ancora in corso fa molta più fatica a dimenticare il terreno e il risultato è che il cavallo che monta accusa subito più sensibilità..


L'ultima modifica di rhox il Mer Feb 10, 2010 4:21 pm, modificato 2 volte
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MessaggioInviato: Mer Feb 10, 2010 3:57 pm    Oggetto: Rispondi citando

Ti rispondo via MP perchè non vorrei portare fuori tema questa interessante discussione Wink

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MessaggioInviato: Mer Feb 10, 2010 4:20 pm    Oggetto: Rispondi citando

aggiungo una cosa visto che potrebbe essere frainteso il discorso: non voglio dire di forzare il cavallo su qualsiasi terreno!!
il cavallo va ascoltato e non spinto a fare più di quello che si sente di fare. il meno che si possa ottenere forzandolo è un'infiammazione del corion.
voglio dire che noi dobbiamo sforzarci di avere un atteggiamento "neutro" nei confronti dei terreni.
passare da un prato a una strada sterrata non deve partire da 20 metri prima in cui pensiamo: ok, adesso ci sono le pietre, non gli piacciono, farà fatica, magari passo sul bordo, ecc..
ma deve essere un atteggiamento del tipo: oh guarda le pietre. ok ragazzo, vai come vuoi e preferisci, scendo anche se sei in difficoltà, però se ti metti di impegno possiamo farcela!
in questo modo il cavallo capisce che può farcela, che in quel terreno non c'è niente che ci mette in ansia (e sappiamo quanto sono sensibili alle nostre ansie) e che ci fa paura.. in quel modo affronterà il terreno magari piano, ma fiducioso.
se colleghiamo le pietre al fatto che sappiamo che avrà problemi in automatico li presenterà.. e se associerà il "fare le scene" su un terreno nuovo e che questo ci mette in ansia probabilmente il cavallo supererà la transizione fisica, ma per noi resterà sempre sensibile (soprattutto se questo gli consente di passare in un prato, fare pause, ecc)..
spero di essermi spiegata meglio Embarassed
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Nicola



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MessaggioInviato: Gio Feb 18, 2010 10:39 am    Oggetto: Rispondi citando

L'argomento mi sta molto a cuore, e quindi mi scuso della mia risposta tardiva.

In tutti i cavalli scalzi che ho avuto occasione di montare, ho notato un alleggerimento sensibile del treno anteriore. Alleggerimento assolutamente indipendente dal lavoro svolto.

Nella pratica questo spostamento del baricentro è molto più avvertibile nei cavalli che sono morfologicamente costruiti sulle spalle.

Un haflinger è di certo più "pesante" davanti di un arabo o derivato arabo, per cui il giovamento da sferratura si percepisce, a mio parere, soprattutto sui primi.

E poi c'è l'argomento "propriocezione" in lavoro.

Ho montato cavalli che, dopo la sferratura, hanno preso ad arrampicarsi su rive e salite di ogni tipo, e scendere dai medesimi dislivelli con estrema soddisfazione. Tutto sta, a mio parere, nel fornire il giusto stimolo al cavallo.

Non solo perchè siamo barefooter, il buon concetto equestre di "binomio" deve essere dimenticato. Un buon binomio è un ottimo stimolo reciproco.

Quanto al lavoro:

- il lavoro alla corda è fondamentale. Per quanto esperti siamo, la vista aiuta molto a capire come il nostro cavallo tende a muoversi, e studiare sistemi per aiutarlo a migliorare la performance fisica, una volta in sella.
In questo caso la buona prassi, alla corda, di trottare molto e galoppare poco aiuta a simmetrizzare il movimento ed ad evitare il coricamento del cavallo. Ogni tanto, poi, è utile a mio avviso, lavorare il cavallo alla corda sellato. Il peso della bardatura aiuta il cavallo ad assumere la postura di "sostegno" che poi verrà ulteriormente sviluppata con il cavaliere in sella. Quasi tutti i cavalli western vengono lavorati alla corda bardati con la sella, con buoni risultati.

- Il lavoro montato.....cerco di mettere in ordine un po di idee e poi rispondo....

Però di sicuro, due cose mi sento di scriverle:
- Snobbare il lavoro in rettangolo mi pare un errore
- Ogni volta che è possibile, sarebbe importante montare con qualcuno che ci osservi
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GeG



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MessaggioInviato: Ven Feb 19, 2010 12:09 pm    Oggetto: Rispondi citando

Molto interessante!! Very Happy Mi raccomando continuate Wink

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lucrezia



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MessaggioInviato: Sab Feb 20, 2010 7:11 pm    Oggetto: Rispondi citando

questo argomento è molto interessante e anch'io mi stavo ponendo delle domande al riguardo.
mi chiedevo proprio se il lavoro alla corda può essere utile al piede del cavallo e anche se prima di montarlo bisogna che lui prenda confidenza con i piedi scalzi per poi muoversi bene anche da montato.

seguirò le vostre esperienze visto che io sono solo all'inizio.
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Nicola



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MessaggioInviato: Mar Feb 23, 2010 10:44 am    Oggetto: Rispondi citando

Eccomi a dedicare qualche minuto al lavoro montato. Parlo unicamente del lavoro in rettangolo, che può essere più standardizzato. E devo precisare che il lavoro che svolgo è del tutto simile ad una sessione western di base, per cui potrebbe non essere per nulla simile a ciò che serve ad un cavaliere "inglese", "iberico", "maremmano" od altro.

Prima di tutto cerco di montare con qualcuno che mi guarda (generalmente.....anzi sempre si tratta di Rhox Laughing ).

Monto quasi esclusivamente a 2 mani (lo strumento bitless lo impone)

Dopo essere salito in sella, la prima cosa che faccio, in assoluto, e chiedere al cavallo di "darmi la faccia", pessima traduzione dell'americano "giving the face", cosa che mi piace molto di più del "dare la bocca" più spesso usato, e che peraltro sottolinea la mia quasi completa conversione alla bitless.

Poi, sempre, qualche passo di back, la cui richiesta si interrompe non appena il cavallo indietreggia più prontamente in confronto all'intensità della mia richiesta (per rendere l'idea, la sensazione è che il cavallo venga via fluidamente dalla mano)

A quel punto inizia il riscaldamento, generalmente eseguito prima al passo, su linee rette e con richieste di angoli a 90 gradi per i cambi di direzione, e poi al trotto sul perimetro, con andatura vivace ed incollatura libera. Il tutto per circa 10 minuti

A quel punto comincio a chiedere al cavallo, al trotto, di raccogliersi in briglia, per agevolare l'aggroppamento.

Poi, per me inizia la sessione di lavoro tecnico, che varia a seconda degli obiettivi.
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alessandrapala



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MessaggioInviato: Ven Feb 26, 2010 11:22 am    Oggetto: Rispondi citando

Ciao a tutti,
mi introduco in questa interessantissima discussioneper chiedere consigli.
Ho capito l'importanza del lavoro di tallone e non di punta ma se i cavallo alla longhina è poco volenteroso e non vuole andare anche se stimolato con la frusta lunga, anzi tira indietro le orecchie dimostrando chiaramente fastidio.
Il cavallo in questione è la mia, sferrata ad ottobre con un buon piede a detta del pareggiatore.
In effetti lei è tranquilla, più sensibile ed attenta a dove mettere i piedi, il problema penso sia più mio, ho paura di farla star male e quindi monto poco e sempre con molto timore.
Però avete ragione, la differenza con un cavallo ferrato si pùò già aprezzare, lei è sempre stata molto comoda con delle ottime andature, ora è diventata molto più elastica nelle andature e molto più morbida , non sò spiegarlo bene, ma è come aver sostituito un tavolaccio con un materasso al lattice.

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sandy
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