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Qualche dubbio sulla gestione del cavallo in semiliberta'
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Inviato: Mer Giu 28, 2017 1:56 am    Oggetto: Ads

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franco belmonte



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MessaggioInviato: Dom Gen 24, 2010 11:53 am    Oggetto: Rispondi citando

grazie bruno per l'incoraggiamento.
vorrei contribuire a sfatare un luogo comune.
quello che la gestione in paddock sia più economica della stalla.
lo è nel caso dei recintini fangosi , sporchi e sovraffollati che costellano la realtà dei nostri maneggi e dovrebbero essere il vero obiettivo di una battaglia da condurre per il benessere animale.

considero recintino qualsiasi carico animale superiore ai due capi per ettaro.(mi rendo conto che non tutti possono permetersi di più)
solo in questo caso gli animali hanno comunque sempre qualche cosa da mangiare e necessità di movimento se la gestione è oculata.
il bilanciamento,numero di capi/quantità di erba è fondamentale per assicurare sia alimentazione che movimento. è un sistema fluido che il contadino adatta continuamente.

nel caso di medio grandi estensioni ,circa 10 ettari e una dozzina di animali in media:
-il costo della terra
-la gestione,trincia,pulizia,recinzioni,etc
rendono il mantenimento dei cavalli molto più costoso.
una cosa è raccogliere cacca in un box(io non ne ho) ben altro impegno è mantenere pulita una area vasta. Pulizia necessaria non solo dal punto di vista estetico ma igienico,provvedendo alla rimozione di una gran parte di larve e uova di parassiti intestinali.
la gente,incapace di fare conti, ritiene invece normale pagare di più per la stalla ed è incapace di riconoscere quanto male faccia sia stare in un box maltenuto quanto in un recintino sporco dove il cavallo "prende aria"

le tecniche di gestione del bestiame sono state sperimentate nei secoli.
i cittadini proprietari di cavalli(non intendo essere scortese) cercano soluzioni ma basterebbe che andassero nei campi per trovarle mutuandole da quelle utilizzate per gli animali da reddito e magari adattandole. con umiltà,studio ed osservazione...fare il contadino è una professione.

se viaggiavate per malghe anni fa vi sarebbe potuto capitare di vedere vacche in grandi e belle praterie, le manze ed i cavalli invece confinati in boschi,pietraie.
le vacche dovevano produrre latte!
le manze cresecre sane e forti
i cavalli (chi se ne frega ,non fanno nulla e sono dei mangiaauffa)

facevano il bene di tutti

prometto che sto zitto,basta,OK? Smile

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bruno



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MessaggioInviato: Lun Gen 25, 2010 9:12 am    Oggetto: paddock paradise Rispondi citando

Grazie a te, Franco; le tue informazioni sono preziose.

Forse bisognerebbe inizialmente scindere le due problematiche: la soluzione ideale da un lato, i costi conseguenti dall'altro. Poi, cercare di trovare il compromesso migliore ad ogni situazione individuale. A forza di esperimenti condivisi, magari anche i costi finiranno per rientrare in limiti accettabili. Un po' come avviene nella ricerca tecnologica.

Cercherò nel forum del sito che vi ho segnalato e, se troverò qualche cosa di interessante, ve lo farò sapere. Ma, soprattutto non mantenere la tua promessa! Che senso avrebbe un forum di gente che sta zitta?

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MessaggioInviato: Ven Gen 29, 2010 12:08 am    Oggetto: Re: Paddock Paradise Rispondi citando

bruno ha scritto:
Pur assicurando che non c’è bisogno di una grande estensione di terra, Jackson specifica che “several acres will do”; se quantifichiamo “several” in minimo tre o quattro acri, avremo come parametro di base una superficie minima tra 12.000 e 16.000 metri quadri. Diciamo fra un ettaro e mezzo e due ettari. Direi quindi che non sia possibile parlare di “Paddock Paradise” su una superficie di 30x100metri.


il problema è che quell'estensione è spesso proibitiva e che il movimento servirebbe a quei cavalli che non hanno grandi spazi a disposizione.
sono quelli che per conformazione del paddock, compagnia e stimoli non si muovono che bisogna spostare..
fare dei corridoi in un appezzamento grande stimola sicuramente il cavallo.. ma è una percentuale veramente minima..
personalmente ritengo che bisognerebbe muoversi di più sulle grandi masse composte da piccoli paddock (cosa che la stalla attiva ottiene maggiormente)..
non so.. mi pare un bel controsenso studiare un meccanismo e un concetto per far muovere di più un cavallo in un grosso appezzamento e "ignorare" la problematica quando il terreno a disposizione diminuisce..

o forse un paddock più piccolo offre più stimoli? la maggior possibilità di spargere il cibo, maggiore interazione con altri cavalli, maggiori stimoli dai confini (gente che passeggia, trattori, cani, macchine, ecc) che attirano l'ìattenzione dei cavalli e li spingono a spostarsi?

non so.. continua a puzzarmi la scarsa fattibilità..
oltre a concordare con i dubbi di franco belmonte..
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bruno



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MessaggioInviato: Ven Gen 29, 2010 7:36 pm    Oggetto: paddock paradise Rispondi citando

Non mi è difficile condividere molte delle tue osservazioni, ma così rischiamo di scivolare “à côté de la plaque”, ovvero uscire fuori tema.

Non è mai facile trovare un’unica soluzione ideale ad un dato problema, quando lo consideriamo in circostanze molto diverse. Ad esempio, se valutassimo il problema di spostarsi in auto da un punto A ad un punto B, sarebbe assurdo ricercare un’auto che potesse consentircelo con altrettanta efficienza sia in un caotico traffico cittadino che su una pista di formula uno.

Analogamente, posto il problema “gestione naturale del cavallo”, non credo che esista la soluzione ideale adattabile a tutte le diverse situazioni, molte delle quali magari lontane dal poter essere definite “ideali”. D’altro lato, se una soluzione è idonea per il caso 1 ma non per il caso 2, ciò non ne diminuisce la validità quando applicata correttamente al caso 1 e mi sembra un po’ forzato dire che “ignora” le problematiche del caso 2.

Quindi il punto è: applicando la “ricetta” PP nel rispetto dei presupposti richiesti e delle regole indicate, si ottengono i risultati sperati oppure no? Nel corso della nostra discussione ho approfondito le mie ricerche sul Web ed il bilancio delle esperienze analizzate sembra essere largamente positivo. La maggior parte delle testimonianze trovate proviene da gente che non sembra porsi il problema economico, d’accordo, ma avevo già suggerito di prescindere da questo aspetto, in questa sede.

In ultima analisi, una volta accettata una teoria, il sistema migliore per valutarne la validità rimane sempre la sperimentazione pratica. Vi prometto che, se mai realizzerò davvero il mio progetto di PP, metterò a vostra disposizione tutti i dati che vorrete, inclusi quelli di ordine economico, e vi autorizzo fin d’ora a ricordarmi “te lo avevo detto io” in caso di insuccesso.

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MessaggioInviato: Mer Ago 04, 2010 4:22 pm    Oggetto: Re: paddock paradise Rispondi citando

Io ho realizzato una sorta di paddock paradise per un maschio:
Si tratta di due paddock (che chiamo paddock A e paddock B) di 100x15 (cioè un rettangolo di 100x30 diviso a metà), comunicanti a metà nel lato lungo con una piccola apertura

- Metto il fieno nel lato nord di paddock A e l'aqua di fianco, ma nel paddock B, quindi se sta mangiando e vuole bere deve farsi 100 metri
- A sud di paddock A cè un altro recinto con un castrone
- Mentre nel paddock B a sud ci sono dei gelsi pieni di more ... quindi se sta mangiando le more e vuole andare a trovare il suo amico castrone deve farsi 100 metri

Ne consegue che il cavallo si muove continuamente per andare da una parte all'altra.

Ah dimenticavo, ci sono anche una decina di galline ruspanti che vanno sui suoi escrementi e li ripuliscono e li spapagliano in giro, quindi non cè bisogno di rimuovere nulla.

Ogni tanto passo con il trinciaerba per pareggiare tutto e tagliare le sterpaglie presenti ...

Da qualche mese il cavallo è sferrato e praticamente si autopareggia, ho solo tolto le piccole rotture dovute ai chiodi, attenuato qualche slargamento della muraglia e fatto un leggero mustang-roll.
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rhox
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MessaggioInviato: Mer Ago 04, 2010 6:00 pm    Oggetto: Rispondi citando

domanda: la chiusura centrale è una questione di bisogno oppure potrebbe essere sostituita da due pezzi di recinzione sfalsati in modo che il cavallo debba percorrere una S per andare da un capo all'atrlo?
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franco belmonte



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MessaggioInviato: Dom Dic 19, 2010 12:49 pm    Oggetto: Rispondi citando

Vorrei a distanza di qualche mese richiamare l'attenzione e riprendere il discorso inerente la gestione dei cavalli in semilibertà o semibradi.
Credo sia vitale per coloro che vivendo una vita lontana dai problemi della campagna non li immaginano neppure e una volta realizzato il sogno del pezzo di terra si trovano prima entusiasticamente poi molto meno ad affrontare pioggia,sole cocente,fango,mosche,in una alternanza che sembra ed in effetti non ha, fine.
Chi non lo ha fatto a suo tempo dovrebbe leggere le due pagine di post precedenti. Sarà loro utile se non hanno intenzione di buttare quattrini.
Ammesso di avere sufficiente spazio a disposizione e denaro credo che il PP sia una realizzazione il cui utilizzo deve essere forzatamente periodico e limitato alla stagione estiva nelle zone umide.
Credo che l'alternanza nel posizionamento degli animali lungo i sentieri o all'interno nel cuore del campo sia una soluzione praticabile sia tecnicamente che economicamente.
Tralascio ovvie considerazioni sulla necessaria affidabilità delle recinzioni che, se elettriche, portano con se altre necessità vedi la disponibilità della rete a 220V o di più costosi elettrificatori a 12V e pesanti batterie.
Una considerazione ulteriore riguardo alle recinzioni elettriche:
in caso di temporale è buona norma isolare l'elettrificatore dal recinto affinchè non venga bruciato dalle correnti vaganti. Dopo essermi alzato notti e notti per farlo, i fulmini me ne hanno bruciato due, ho realizzato che è più pratico far andare i cavalli di notte in un recinto vasto da dove non hanno nessun stimolo a uscire avendo correttamente posizionati sia acqua che fieno in mancanza di sufficiente copertura erbosa.
Riguardo alla mia colorita espressione sulla spietata rasatura a zero dell'erba nei campi devo fare una necessaria parentesi per evitare di essere frainteso.
Poiché l'erba immagazzina mattoni per la costruzione di fibra vicino al suolo sotto forma di zuccheri prodotti con la fotosintesi utilizzando ossigeno e acqua l'introduzione di cavalli nei campi va fatta con giudizio.
Per questo è assolutamente necessario che chiunque tiene cavalli in campo aperto legga i lavori pubblicati sul sito di SAFERGRASS.
Se l'erba stressata fa male ai cavalli ( ed è vero se ne hanno a disposizione grande quantità nel contemporaneo stato di quasi immobilità) bisogna dire che siamo veramente nei guai.
Durante l'estate piove poco almeno al centro sud = stress
Durante l'inverno le temperature basse notturne non consentono la trasformazione in fibra degli zuccheri sintetizzati durante le giornate di sole = stress
Durante la primavera e l'estate la crescita violenta rende disponibili grandi quantità di cibo in poco spazio = stress
Quindi bisogna essere cauti e intelligenti amministratori! Che stress!
O forse, sarebbe molto meglio e più semplice, scegliere un cavallo non tra gli easykeeper!
Non un Appalousa per intenderci o un pony shetland, animali selezionati in terre difficili e strutturati per resistere alla mancanza di cibo, conseguentemente esposti ai pericoli della sovraalimentazione.
Non credo di uscire fuori tema. Alimentazione e spazio a disposizione, comunque suddiviso, fanno parte dello stesso bandolo della matassa.
I migliori piedi li ho trovati fra i Maremmani. Non hanno sofferto la fame per secoli.. Una coesione tra muraglia e terza falange assolutamente straordinari anche in caso di trascuratezza.

In presenza di capitali e tempo adeguati, partendo dal presupposto che possedere un cavallo ha un fine ed è spesso è quello di servirsene divertendosi insieme a lui forse la soluzione ottimale consiste nell'avere più possibilità. Direte: - bella scoperta!-
1)Un recinto di dimensioni adeguate, ripropongo la superficie minima di un ettaro, da adibire ad area di socializzazione sicura, libero dal fango perchè con aree soggette a maggiore calpestio drenate.
2)Un perimetro intorno in cui immettere i cavalli quando le condizioni climatiche lo consentono
3)Un piccolo recinto, ricavato nel recinto grande e vicino a casa, assolutamente drenato, dove tenere il cavallo quando necessario (problemi metabolici,necessità di cavallo pronto e pulito etc.
Al di là delle polemiche e del disfattismo potere scegliere fa la differenza ed è controproducente
schierarsi contro la novità o sfilare come portabandiera dell'innovazione senza cervello.
Qualsiasi utilizzo e sistemazione della terra non è facile, coloro che non hanno anche esperienza contadina dovrebbero evitare di dare suggerimenti e prescrivere ricette alla moda che stanno tanto bene sui fogli di carta.
C'è un ultimo aspetto riguardante la gestione del cavallo che mi piace ricordare.
Avere un cane dovrebbe significare camminare a lungo con lui e condividere gran parte della giornata. Avere un bel giardino intorno casa spesso si traduce nell'abbandono di questo rapporto.
Lo stesso succede al rapporto con il cavallo.
Forse è più sano e dignitoso , magari possedere un "piccolo" e PULITISSIMO recinto DRENATO privo di baracche, fare cavalcate e/o giocare giornalmente con il nostro amico piuttosto che guardarlo soltanto vagare dentro un parco strutturato del costo di centinaia di migliaia di euro. Passare il tempo a divertirsi con il cavallo in compagnia invece che lavorare per lui. Che ne dite? Tutto il resto viene dopo. Non sarà trendy...
BUON NATALE 2010 !

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MessaggioInviato: Lun Dic 20, 2010 9:38 pm    Oggetto: Rispondi citando

esperienza di quest'anno che in un certo senso coincide con quanto detto da franco..

paddock di 13.000 metri quadrati, 7 cavalle dentro di età e razze miste (due ultratrentenni, due attorno a 26 anni, una ventenne, la mia 16 anni e quella di nicola 13), 3 capannine di cui una grossa in legno di 6x3, una 3x3 e un gazebo con 2 lati coperti 3x3. paddock che comprende due zone: una pianeggiante di circa 130 metri x 30 e il restante spazio in salita con piantumazione di noci.

con la pioggia ovviamente la collina ha scolato in fondo valle, ovvero dove c'è la parte pianeggiante e le capannine. seppur queste sono rimaste asciutte (nel limite del possibile con le cavalle che vanno e vengono e con loro portano del fango e dell'umidità) il resto si è trasformato in un paciocco in cui le cavalle sprofondavano fino al nodello.
l'organizzazione del maneggio prevede due pasti di mangime e fieno al giorno (il fieno dura quasi per tutta la giornata) è stata difficoltosa per il posto dove posare il fieno all'asciutto e in un posto comodo alle cavalle per mangiare. la scelta è ricaduta nella zona inerbata attorno agli alberi.
col tempo le cavalle ovviamente hanno creato zone di fango anche lì, ma dove le radici tenevano si sono creati spazi ideali per la profenda.

successivamente al mese di pioggia quotidiana è arrivata una bella ondata di freddo che ha ghiacciato il paddock così com'era..
il risultato è stato che la presenza di buche, terreno totalmente scivoloso e estretamente complesso da interpretare (si fa difficoltà a camminarci sopra) ha portato le cavalle a stazionare dove viene distribuito il cibo (e quindi più pianeggiante) per quasi 2 giorni. non si sono avvicinate all'acqua (100 metri di percorso in diagonale rispetto al piano) e di conseguenza non hanno mangiato.
al secondo pasto in cui i gestori hanno notato lo stesso livello di acqua è scattato l'allarme per cui è stato chiamato un contadino che ha fresato quei pochi cm che riusciva, giusto giusto da togliere le principali creste, che ha consentito alle cavalle di muoversi nuovamente.

ovviamente la situazione ora è rientrata e data la situazione attuale del paddock non dovrebbe manifestarsi nuovamente.
purtroppo non ci sono alternative a questa disposizione, sia come spazi che come posti differenti.
sicuramente ci fosse stata la possibilità di ritirare le cavalle in uno spazio differente e più drenato, allo scopo di preservare maggiormente il fondo del paddock, la situazione non sarebbe denegerata.
stessa questione se il terreno fosse differente (qua è argilla pura il cui drenaggio è molto limitato) o si potessero fare lavori per migliorarlo come tessitura.
di per sè è il primo anno in cui la questione "precipita", ovviamente ha giocato molto il carico di animali molto più in movimento (prima erano solo vecchi cavalli, stanziali), allo stesso tempo se lo spazio fosse stato minore sarebbe stato quasi impensabile tenerli lì.

quindi valutare bene il numero di capi rispetto allo spazio e alle condizioni del terreno. non sottovalutare i danni che fanno gli animali in movimento, strappando le radici della vegetazione, creando buchi dove ristagna l'acqua e scivolando portano via strati compatti di terra predisponendo all'erosione.

inoltre questo è un esempio di come il cibo e l'acqua "razionata" nel senso di gestita da una persona possano essere un campanello d'allarme per qualsiasi cosa.
fossero state presenti le beverine non ci si sarebbe accorti del problema se non per il mancato calo del fieno (che in primis si può imputare a una partita non gradita, quindi ritardando di una somministrazione la causa).
stesso discorso se ci fosse stata una rotoballa: il calo non è di così facile visione e magari la frequenza dei controlli ai cavalli diminuisce con la scusa della libera disposizione degli alimenti..
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MessaggioInviato: Gio Dic 23, 2010 2:08 pm    Oggetto: Rispondi citando

Per la prima volta quest'anno ho messo delle pietre nel reicnto dove tengo le mie cavalle! Ho trovato delle pietre nel cammino del fiume, sono andato a caricarle e le ho messe attorno al rotoballa che le cavalle hanno a disposizione! Non lo avevo mai fatto prima, personalmente non lo farò mai più! Ho guardato tutte le pietre prima di caricarle per portarle al recinto, le ho riguardate prima di metterle a terra, eppure una bella mattina mi sono ritrovato la puledra zoppa tronca! La tiro dal recinto et voilà la suola aveva una crepa a forma di Y provocata da una pietra con bordo non arrotondato! Le cavalle vivono in recinti, con pietre di tutte le dimensioni, tipo e grandezza eppure non è mai successo di ritrovare una zoppia derivata da pietra, o altri oggetti, hanno acqua e fieno a disposizione, al pomeriggio una manciata di avena e via! Perchè cimentarsi a fare tutte queste procedure che servono solo a complicarsi la vita ed in alcuni casi arrecare danni anche molto seri ai cavalli? Il mio esempio, la puledra è da 20 giorni rinchiusa in box per facilitare la completa guarigione della suola! Se non avessi messo le pietre non sarebbe successo nulla!
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franco belmonte



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MessaggioInviato: Dom Dic 26, 2010 6:37 pm    Oggetto: Rispondi citando

La tua testimonianza e' preziosa. Dei fallimenti e sbagli non si parla volentieri. Grazie.
In effetti ,non so se ne ho parlato precedentemente,le pietre devono essere rotonde e di materiale buono.
Tutto ciò che è vulcanico va evitato. La pietra lavica che si sminuzza in frammenti di varie dimensioni taglienti per ridursi progressivamente in polvere sembra fatta apposta per infilarsi da tutte le parti.

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MessaggioInviato: Dom Dic 26, 2010 7:10 pm    Oggetto: Rispondi citando

Non ammettere i propri sbagli o fallimenti non fa parte del mio carattere! Grazie anche per la tua sincerità! Le pietre che ho preso dal fiume, nonostante mi siano passate per le mani per due volte, anzi tre, al carico ed allo scarico ed infine al posizionamento mi è successo un bel guaio! Le ho guardate e riguardate molte volte, sembravano tutte tonde ed invece.... Se pensate possa essere utile posso mostrarvi una foto!
Pensavo che la mia personale esperienza non fosse presa neanche in considerazione, ed invece....
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franco belmonte



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MessaggioInviato: Lun Dic 27, 2010 3:51 pm    Oggetto: Rispondi citando

queste feste e l'influenza mi stanno condannando in casa.
certo che le fotografie sono interessanti.
a meno di drenaggi costosi ho trovato che le pietre migliori sono quelle di 2-4 cm. di diametro. i cavalli le affondano facilmente nel fango o nel terreno umido. quando spariscono è l'ora di aggiungerne.
dopo un pò si forma un terreno stabilizzato e duro che non fa fango e consente nel contempo la facile pulizia. lo spessore iniziale non deve essre troppo scarso ma nemmeno eccessivo. si porta il materiale, si scarica poi si distribuisce sulla superficie con la carriola facendo mucchi allineati e equidistanti.
poi, con il rastrello pesante si stendono i mucchi di ghiaia sul terreno. Il questo modo non si formano dapositi eccessivi e mancanze.
se il terreno è umido ma non zuppo si può "rullare" subito con un mezzo pesante e ripetere immediatamente.
non conosco la realtà della tua località nè l'entità del danno alla suola.
in ogni caso rimanere fermo in stalla per il puledro probabilmente non è la migliore soluzione. la suola ne soffre così come tutto il piede.
se hai la possibilità piuttosto mettigli le scarpe e fallo uscire avendo cura di togliergli le scarpe giornalmente e farlo stare sull'asciutto un paio d'ore.
questo è uno dei casi dove l'applicazione di bende (cast) incollate al piede e la interposizione di una soletta (pad)risolverebbe il problema di gestione immediato e l'immediata efficiente riabilitazione del cavallo tramite il movimento.
è da considerare al di là dell'incidente che spesso la posa di pietre soprattutto se di granulometria sbagliata evidenziano un problema preesistente. se di granulometria e consistenza giusta le pietre fanno solo bene.
le suole inconsistenti o quelle continuamente private delle formazioni callose sono maggiormente esposte.
divago :
non utilizzate il coltello sotto il piede, non utilizzate la tenaglia con un becco sulla muraglia ed uno sulla suola per asportare quello che già non riuscite a scalfire con il coltello. State solamente combattendo contro il cavallo e la sua necessità di protezione. Quel materiale in un paio di settimane si riformerà perchè il cavallo tenta con tutte le sue forze di ripristinare il materiale perduto che voi per dare retta a qualcuno gli avete tolto. Un conto è la suola incallita un altro è una falsa suola.
Il fatto è che indiscriminatamente viene esposta la suola lucida.
non lo fate e non lasciate che altri lo facciano sul vostro cavallo.
quel materiale, scuro e a placche non solo è una protezione ma interponendosi tra suola e terreno rende più facile il contatto e la compressione stimolando il derma e la crescita di una suola più spessa.
compressione vuole dire oltretutto condivisione del peso con la parete,minore stress sulle lamine,riduzione delle forze che contribuiscono a distacchi e flare.
durante la stagione umida queste formazioni cascano da sole. di fronte alla pietra particolarmente aggressiva incautamente possono farsi male se non adeguatamente sviluppati.
necessitano quindi di una maggiore attenzione, e magari a seconda dei casi di una scarpetta.
i puledri hanno una suola più sottile il loro piede necessita di essere pareggiato con la stesa frequenza del cavallo adulto.
la riduzione dell'altezza della muraglia è l'unica operazione da compiersi sul puledro.
O'Grady (therapeutic farriery) identifica nel lavoro di coltello sulla suola la prima causa di sensibilizzazione, zoppia e rovina del piede del puledro.
per lo sviluppo della suola e di tutto il piede Pete Ramey consiglia il pea gravel ovvero la ghiaia tonda delle dimensioni di un pisello. Tutte le parti del piede partecipano a sostenere il cavallo che affonda leggermente nel materiale. Ad ogni passo tutte le parti vengono compresse.
Naturalmente un drenaggio con pea gravel non è possibile. Sparirebbe tutto nel giro di una ora. Va deposto in seguito su terreni perfettamente stabilizzati.

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MessaggioInviato: Mar Dic 28, 2010 12:21 am    Oggetto: Rispondi citando

Ecco il danno provocato dalla pietra:
URL=http://img64.imageshack.us/i/dsc04877a.jpg/]
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[/URL]





Il cavallo è stato visto più volte dallo stesso pareggiatore che mi cura anche un'altra cavalla che ho.
Siccome lo ho cambiato da poco ho messo subito in chiaro alcuni punti unop dei quali bandire il coltello, soprattutto sulla puledra.
Siccome non mi è stato possibile reperire una scarpetta in tempi utili, ne ho costruita una artigianalmente composta da un tacco di una scarpa sagomato su misura dello zoccolo all'interno ed all'esterno ho cucito uno spessore di qualche millimetro in simil gomma.
Devo essere sincero non mi aspettavo una riuscita cosi! Quasi perfetta.
Ecco una foto è un po sporca, ma la posto giusto per rendere un'idea


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Ne posterò altre anche dell'interno!
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franco belmonte



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MessaggioInviato: Mar Dic 28, 2010 8:16 pm    Oggetto: Rispondi citando

la fotografia è talmente grande che non mi entra nello schermo. tieni presente che con il computer non so fare nulla.
da quello che vedo o meglio intuisco mi pare di vedere una suola piatta,almeno questo è quello che mi pare.
se è così, il danno è stato provocato a causa di una suola molto sottile.


in questo caso mi permetto di dirti qualche cosa, se le conosci già meglio, se la mia è una impressione dovuta alla ripresa fotografica meglio ancora.

se credi puoi mettere un righello o una raspa a cavallo dello zoccolo trasversalmente.
misura la distanza tra la raspa e il fondo del piede all'apice del fettone e dietro nelle lacune collaterali in prossimità dei talloni.

queste misure insieme alla forma , piatta, piatta perifericamente o concava della suola, insieme ad altri segni, impronte e colorazione della periferia della suola danno una buona idea dello spessore della suola e della posizione del triangolare all'interno della capsula.

senza farla troppo lunga sono un indice della salute generale del piede e della sua capacità di risposta e resistenza.
e determinano quello che il maniscalco o pareggiatore dovrebbe pianificare di fare nei mesi successivi.

se quel che percepisco corrisponde a quello che penso credo che puoi aspettarti un ascesso prossimamente. successivamente il distacco e formazione di una nuova suola. in questo caso lascerei la vecchia a protezione fino a che non esfolia da sola. il cavallo va tenuto fuori pietre o con le scarpe fino a che la nuova suola non raggiunge uno spessore adeguato.
0.8- cm almeno all'apice e concavità regolare dal centro fino alla periferia senza zone piatte perifericamente vicino alla parete
disinfetterei giornalmente con aceto e solfato di rame in soluzione.

spero che tutto ciò non ti serva. se lo sai già magari serve a qualche altra persona.

se metti altre foto riducile!
ragazzi !!! è quasi fine anno!!! auguri!!!

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MessaggioInviato: Mer Dic 29, 2010 8:35 am    Oggetto: Rispondi citando

Buongiorno a tutti,
grazie franco delle tue preziose informazioni.
Sto leggendo il passaggio:
se credi puoi mettere un righello o una raspa a cavallo dello zoccolo trasversalmente.
misura la distanza tra la raspa e il fondo del piede all'apice del fettone e dietro nelle lacune collaterali in prossimità dei talloni.

Oggi ci provo e poi ti faccio sapere cosa ne è venuto fuori.

se quel che percepisco corrisponde a quello che penso credo che puoi aspettarti un ascesso prossimamente

Come si fa a capire che potrebbe esserci un'ascesso prossimamente? Potrei prevenire in qualche modo la formazione dell'ascesso?

disinfetterei giornalmente con aceto e solfato di rame in soluzione.
( Questo preparato è il liquido del villate?)

Appena ho notato il problema circa 20 giorni fa ho chiamato subito il vet ed il pareggiatore. Su consiglio del vet,ho somministrato antibiotico per 4 giorni, e quotidianamente:
Pulizia della parte 3 volte al giorno;
acqua ossigenata per la disinfezione della parte;
tintura di iodio (qualche goccia);
ed infine ho applicato una spalmata di cicatrene, la quale una volta asciugata, ho rimesso la scarpetta che ho fatto.
Dopo dieci giorni ho cominciato ad usare un giorno la tintura di iodio ed un giorno il liquido del villate, per evitare che la suola secchi troppo.

Chiedo ancora scusa per il bel pasticcio delle foto.
Ti ringrazio di cuore per la tua immensa disponibilità.
Posterò altre foto di dimensioni minori per rendere l'idea.
Augurissimi di buon anno a tutti!
Buona giornata a tutti.

P.S. appena ho un minuto visiterò il tuo sito, sarà sicuramente un bagaglio culturale non indifferente.
Grazie
Giacomo
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