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Qualche dubbio sulla gestione del cavallo in semiliberta'
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Inviato: Mer Giu 28, 2017 1:55 am    Oggetto: Ads

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Alberto



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MessaggioInviato: Dom Mar 15, 2009 2:59 pm    Oggetto: Qualche dubbio sulla gestione del cavallo in semiliberta' Rispondi citando

Un po’ di anni fa sono apparse le prime giostre per cavalli. Hanno destato molto interesse fin dall’inizio, sembrava proprio fosse la soluzione ottimale: cavallo allenato ed in forma senza doverlo montare. Anche se costosa, moltissimi maneggi se la sono comprata: piccola, grande, enorme, anche 12 cavalli contemporaneamente. Dopo un po’ di tempo sono apparse quelle elettrificate, per un motivo molto semplice, i cavalli tendevano a demolirle. L’ elettricita’, quella per recinti elettrici ovviamente, serviva egregiamente alla bisogna, li obbligava a rimanere al loro posto e camminare o trottare secondo il programma impostato, senza avvicinarsi alle pareti.
Devo dire che a me l’idea non e’ mai piaciuta, ho sempre avuto dei grossi dubbi, l’ho sempre immaginata alienante, una cosa molto diversa dal girare un cavallo alla corda. Infatti nel nostro centro non l’abbiamo, ci siamo sempre rifiutati di comprarla. Questo perche’, al di la della mia personale diffidenza, eravamo, e siamo, convinti che il cavallo debba essere montato e lavorato, anche alla corda, tutti i giorni e, soprattutto, deve avere il contatto con l'uomo. La voce, lo schiocco di frusta, la carezza, la carota. Se per una ragione qualsiasi cio’ non puo’ essere fatto, deve potersi muovere per conto proprio, in un paddock, o in un maneggio, scosso, pero' portato dall'uomo. Regola che abbiamo sempre osservato. Da noi tutti i cavalli scuderizzati si muovono comunque ogni giorno.
In realta’ in questi ultimi tempi la giostra ha perso molto, non e’ stata proprio abbandonata, ma quasi. Ci si e’ resi conto che molto spesso i cavalli hanno problemi, si fanno del male, diventano paranoici, sempre piu’ riottosi ad entrare nella giostra stessa; insomma, alla lunga quella che pareva fosse la soluzione finale ha dimostrato di non esserlo.
Devo dire che nei confronti della “stalla aperta” e del “paddock paradise”, che si stanno diffondendo ultimamente, ho la stessa diffidenza. Molto probabilmente saro’ troppo legato ai vecchi schemi e alla vecchia scuola, ma non mi convincono assolutamente.
Con questi nuovi metodi si e’ cercato di riprodurre lo schema comportamentale del cavallo selvatico, dal profilo alimentare e del movimento, e di applicarlo al cavallo domestico. Il problema, a parer mio, sta nella ossessionante ripetizione dello schema stesso. Nel paddock paradise (a me sembra un po’ pretenziosa come definizione), il cavallo e’ costretto a ripetere infinite volte lo stesso percorso se vuole alimentarsi. E’ vero che questo lo costringe a muoversi, ma non lo fa perche’ spinto dalla “fame specifica” che lo stimola a ricercare le diverse essenze a lui congeniali, lo deve fare perche’ non ha altre alternative, o cosi’ o cosi’ lo stesso ! Questo, credo, non sia proprio il massimo per lui.
Cerco di chiarire meglio il mio pensiero.
Un cavallo in natura si sposta continuamente alla ricerca del cibo, questo e’ assodato. Puo’ fermarsi, riposare, non mangiare se lo vuole. Se e’ all’interno di un gruppo, come normale, segue il gruppo e nel frattempo raccoglie il cibo. Se e’ puledro gioca e scopre la vita che lo circonda, e via cosi’.
Cosa succede nelle strutture previste dall’uomo ? sia nel paddock paradise sia nella stalla attiva il cavallo e’ continuamente stimolato e incalzato ad andare avanti nel percorso stabilito, pero’ non dalla stretta necessita’ di cibo, come succede in natura, ma dai cavalli che gli stanno dietro che, a loro volta, si muovono per la stessa ragione. In piu’ devono farlo in tempi stabiliti e con ritmi altrettanto scadenzati. Se il cavallo ha voglia di fermarsi e schiacciare un pisolino non lo puo’ fare perche’ deve rincorrere il cibo spinto dagli altri cavalli, se lo fa perde il giro.
Come ben sappiamo il cavallo basa la propria salvezza sulla fuga e non ama mettersi in situazioni di pericolo. Se e’ costretto in uno spazio angusto ma e’ minacciato dall’esterno, anche dai suoi consimili, vive una situazione di stress. Se deve assume l’avena che gli compete in quel momento, nella gabbia dove e’ racchiuso, ma all’esterno un dominante lo minaccia semplicemente con la sua presenza, non so fino a quale punto sia una situazione positiva.
Si puo’ obbiettare dicendo che il cavallo si adatta a tutto, e’ vero, vedi la vita passata in un box, ma e’ altrettanto vero che in questo caso non vive situazioni di immediato pericolo.
In pratica sia il paddock paradise sia la stalla attiva “simulano” una parvenza di liberta’, ma non e’ assolutamente la stessa cosa.
Prima di cantare vittoria, vedi la giostra, io aspetterei un po’ !
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cowgirl_up



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Messaggi: 105
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MessaggioInviato: Gio Mar 19, 2009 4:48 pm    Oggetto: Rispondi citando

Anche a me sono sorti gli stessi dubbi di Alberto!
Inizialmente i concetti di Paddock Paradise e Stalla Attiva mi sono apparsi straordinari ma poi riflettendo sulle innumerevoli automazioni, sistemi a tempo, percorsi obbligati ecc. ho concluso che per quanto siano meglio del vecchio angusto box, per me è troppo.
Concordo su tutto, sopratutto sulla privazione al libero arbitrio del cavallo di mangiare, dormire o giocare quando,come e dove vuole.
Forse per chi può permetterseli (credo siano soluzioni anche abbastanza costose) Paddock Paradise e Stalla Attiva sono più utili e pratici per gli umani che non per i cavalli.
Per i miei 4 quarter ho un po' più di 1/2 ettaro (non molto purtroppo) e in questo spazio ho messo loro a disposizione zone in terra, sassi, sabbia e cemento, una capanna e una vasca con acqua a caduta sempre fresca e pulita per bere, il fieno a disposizione tutto il giorno e l'avena fornita da me in 1 o 2 pasti. Forse non avrò rispettato tutte le norme per la perfetta gestione naturale ma sono soddisfatta perchè la loro salute, energia e serenità mi ripagano degli sforzi.
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WhispererJin
Ospite





MessaggioInviato: Ven Mar 20, 2009 7:36 pm    Oggetto: Rispondi citando

che simulino una parvenza di libertà mi pare talmente ovvio... ma io preferisco il buon paddock modulare, al box, salvo casi di necessità... poi contestualizziamo sempre, che è meglio.
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bruno



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Messaggi: 52
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MessaggioInviato: Ven Gen 22, 2010 12:57 pm    Oggetto: Paddock Paradise (IT and EN version) Rispondi citando

Vagabondando per il forum mi sono imbattuto in questo vecchio scambio di idee su un argomento che mi sta molto a cuore: il Paddock Paradise.
In quanto nuovo al mondo dei cavalli ed ammalato di perfezionismo, sono stato affascinato dalle teorie di J. Jackson e mi sono convinto che il suo schema di Paddock Paradise rappresenti il migliore surrogato alla vita naturale per i nostri cavalli, quando non si disponga di qualche migliaio di ettari per tenerceli su.
Leggendo le vostre perplessità in merito, mi sorge il dubbio che non stiamo parlando della stessa cosa.
Consentitemi di sottoporvi in calce una bozza del Paddock Paradise che vorrei realizzare per le mie tre cavalle di recente acquisizione. Non mi sembra contenere alcuna costrizione ad “andare sempre avanti”, visto che lo stimolo al movimento è ricercato solo attraverso la distribuzione di cibo, acqua, fango, corridoi stretti alternati ad aree di riposo/gioco ed altre “attrattive naturali”. Sono inoltre previste aree di pascolo da aprire eventualmente al branco, se e quando riuscirò a capire come gestire opportunamente i pascoli senza arrecare danno alle cavalle.
Jackson dice che i cavalli si muovono normalmente in senso orario, ma non è una regola senza eccezioni; le mie spesso si muovono in senso antiorario lungo il perimetro della proprietà. Nello schema ipotizzato gli animali possono muoversi nel senso che vogliono o sostare quando e dove vogliono. Ebbi occasione di sottoporlo allo stesso Jackson per le dovute rettifiche, ma disse che andava benissimo così.
L’impegno economico per realizzarlo non è indifferente e le vostre opinioni espresse sull’argomento non mi fanno sentire più a mio agio riguardo a questo progetto. Sto forse perdendo di vista qualcosa?


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Scrolling through the Forum topics I bumped into this old discussion of yours on a subject that I much care: the Paddock Paradise.
Being myself new to horses’ world and naturally sick of perfectionism, I was fascinated by J. Jackson theories and convinced that the Paddock Paradise schematised in his book could be the best possible substitute to a natural life for our horses, when not having thousands of hectares to keep then onto.
Reading your opinions, I happen to doubt that we are not talking about the same thing.
Please allow me to bring to your attention a draft of the Paddock Paradise that I am planning for my three mares recently bought (see below, a previous version of the one above, in Italian). I see no constriction in keeping the horses going forward, considering that the stimulus to moving is only focused on the distribution of food, water, mud, alternation between narrow corridors and rest or games areas, and other “natural attractions”. Moreover, some pastures are available to be temporarily open to the herd, if and when I will understand how to correctly mange pastures with no harm for the horses.
Jackson says that horses usually move clockwise, but this not a rule without exceptions; my mares usually move anti-clockwise along the farm borders. In the draft below the horses may move either way, or stop and rest where and when it is more suitable to them. I had the chance to submit it to the same Jackson for his rectification, but he said that it needed none.
The project’s cost and are not nuts, and the doubtful opinions expressed by you about Paddock Paradise make mi feel ill-at-ease about going on with it. Am I missing something?


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bruno
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rhox
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MessaggioInviato: Ven Gen 22, 2010 1:56 pm    Oggetto: Rispondi citando

sinceramente ritengo che l'estensione del paddock stesso che hanno a disposizione le tue cavalle (7 ettari, corretto?) non richiederebbe il paddock paradise di per sè..

le problematiche che enuncia alberto e lo scetticismo generale derivano da paddock paradise costruiti in paddock di dimensioni "normali".
faccio un esempio: la mia cavalla vive assieme alla cavalla del mio fidanzato in un paddock di 30x100 metri, ritagliato da un appezzamento totale di 14.000 metri quadrati. al fianco vivono 4 cavalle pensionate che occupano il resto del terreno.
questo è un fianco collinare per cui è presente uno spiazzo di circa 30x20 quasi in piano e il restante è salita con un impianto di noci da legno.
costruire un paddock paradise in una condizione simile comporterebbe un corridoio più volte ripiegato su se stesso che obblighi le cavalle ad andare su e giù (tralasciando il problema che per le condizioni del terreno il cibo viene somministrato a valle assieme all'acqua e alla capannina).. ha senso di per sè? in questo modo le cavalle si muovo come e dove vogliono (ovviamente il fondo valle è molto fangoso in caso di piogge mentre se si sale il terreno resta ghiacciato con neve residua dove le cavalle non vanno volentieri), in estate possono restare al margine dagli alberi dove ci sono meno insetti e restano all'ombra. con una recinzione in mezzo sarebbero obbligate a stare dove non vogliono..
oltre al fatto che data la dimensione (i 30 metri sono la parte ianeggiante, i 100 sono la salita) i corridoi verrebbero stretti con possibili litigi tra le due (che seppur vadano d'accordo risistemano spesso i fastidi tra loro con inseguimenti e scarti)..

prima vivevano nell'intera superficie assieme a due vecchiette e i comportamenti erano gli stessi nel senso che avevano ben definite le zone per ogni cosa, i loro percorsi che sarebbero stati "impossibili" da interrompere se non obbligandole a passare dove loro non volevano andare causa insetti, temperatura, angolo letamaia, ecc..

e stiamo parlando di un paddock che la maggior parte dei cavalli sogna.. abbiamo girato un po' di maneggi e la soluzione più grande che offrivano era un misero 30x30.. cosa si può costruire lì? niente.. solo fastidio..

però siamo in italia dove l'orografia non aiuta i maneggi (in particolare al nord) e gli interessi sui terreni li rendono quasi inaccessibli a chi voglia acquistare sufficiente terreno per dare spazio ai proprio cavalli..
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Bebah



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MessaggioInviato: Ven Gen 22, 2010 3:17 pm    Oggetto: Rispondi citando

Anche io credo che con tutto quello spazio 3 cavalle ci sguazzino tranquillamente senza bisogno di stimoli al movimento.
Mi par di vede che c'è veramente di tutto... invidia! Shocked Cool
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bruno



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Residenza: CAMPANIA - Orria (SA)

MessaggioInviato: Ven Gen 22, 2010 7:32 pm    Oggetto: Paddock Paradise Rispondi citando

Allora non parliamo della stessa cosa.

Per quanto mi risulti, il “Paddock Paradise” è una creatura di Jaime Jackson, che ne ha illustrato egregiamente il fondamento, i concetti e lo schema di realizzazione nel suo libro intitolato, appunto: “Paddock Paradise – A Guide to Natural Horse Boarding” (Star Ridge Publishing, Fayetteville, AR 72703 – U.S.A.).

Pur assicurando che non c’è bisogno di una grande estensione di terra, Jackson specifica che “several acres will do”; se quantifichiamo “several” in minimo tre o quattro acri, avremo come parametro di base una superficie minima tra 12.000 e 16.000 metri quadri. Diciamo fra un ettaro e mezzo e due ettari. Direi quindi che non sia possibile parlare di “Paddock Paradise” su una superficie di 30x100metri.

Purtroppo ho potuto constatare che una grande estensione non è di per sé sufficiente a far muovere i cavalli. Nel mio caso (7 ettari, corretto), se non sposto continuamente il luogo dove somministro loro cibo, rimangono passive per giornate intere dove ritengono che sia la loro “mensa”, soprattutto se alimentate con “fieno a volontà”. D’altro canto, lo stesso Jackson mette in guardia contro questa falsa speranza, poiché anche in un ranch di 20.000 acri (8.000 ettari!) è possibile trovare mandrie di cavalli che vivono una vita sedentaria “off track”, come gli è successo di vedere a Litchfield.

Sarei curioso di sapere che cosa ne pensa Alberto.

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Alex



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Residenza: Friuli-Venezia Giulia, GO, Monfalcone

MessaggioInviato: Sab Gen 23, 2010 7:09 pm    Oggetto: Rispondi citando

Il problema che sia la giostra, che la stalla attiva, che il Paddock Paradise tentano di risolvere è semplice, e strettamente connesso allo stato ferrato/sferrato, secondo me.

Il cavallo ferrato danneggia - poco o tanto - i suoi zoccoli e il suo sistema osteoarticolare ad ogni passo, soprattutto su terreno duro. Logico quindi limitare, entro certi limiti, il suo movimento,e riservarlo al "minimo possibile". Inoltre, il cavallo ferrato, su terreno vario, che comprenda anche aree sconnesse o dure e lisce, rischia continuamente anche di scivolare (e le brusche scivolate, del tipo che il cavallo ferrato subisce su cemento liscio, asfalto liscio, piastrone NON sono previste dalla sua costituzione fisica), e le scivolate "secche" sono la prima causa di danni acuti articolari e tendinei, secondo il famoso veterinario Rooney. Infine, il cavallo ferrato, in gruppo, non capendo di essere portatore di una vera arma impropria, in caso di scaramucce fa molto,molto male al suo antagonista: di qui la preoccupazione di tenerlo in gruppo.

Per il cavallo sferrato, vale esattamente l'opposto: più fa movimento,meglio è; più il terreno è vario, e anche difficile, meglio è.

Il problema è che misurazioni sul movimento di cavalli in paddock "non Paradise" danno un valore sconsolante di pochissimi chilometri al giorno. Nonostante siano in gruppo. Lo vedo chiaramente nel nostro "paddock" di quasi 4 ettari a Pietrarossa: i cavalli sono quasi sempre fermi. E questo va benissimo per il cavallo ferrato... non per il cavallo sferrato.

Da qui la Statta Attiva, e il Paddock Paradise, o altri paddock "ad anello". Andy Beck propone di ricavare una specie di Paddock Paradise tramezzando (con filo elettrificato) un'area rettangolare e variando i percorsi possibili con opportune aperture in modo da costringere i cavalli ad aguzzare l'ingegno, oltre che a muoversi; ottima idea anche per far riposare il pascolo escludendo ora l'una, ora l'altra area. Inoltre i cavalli possono essere "mossi", su un paddock ad anello, da un solo uomo a cavallo, altra cosa suggerita da Andy Beck.

Certo.... se tutti i cavalli vengono mossi almeno per 20 km al giorno (un'ora di corda + un'ora di sella, o due ore di sella, ogni santo giorno), il movimento necessario lo fanno.... ma diciamo il vero: quanti cavalli sferrati (spesso posseduti da proprietari che non ne fanno affatto un uso agonistico o comunque intensivo) vengono mossi così tanto?

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franco belmonte



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MessaggioInviato: Sab Gen 23, 2010 7:39 pm    Oggetto: Rispondi citando

Il paddock paradise.

Ho delle note al riguardo. Riconosco la genialità dell'idea ma ho delle perplessità sulla realizzabilità in alcune situazioni.

-Ho tenuto cavalli veramente difficili da mantenere confinati , anche in corridoi che il cavallo dovrebbe essere naturalmente portato a percorrere. Con grave disagio e perdita di tempo. Cavalli che passano sotto il filo o semplicemente strappano tutto.
-I corridoi del paradise si sporcano rapidamente, i cavalli non hanno grandi aree da adibire a gabinetto. Con loro grande rammarico. Quindi è necessaria una quasi quotidiana rimozione delle fiande se non si vuole che le calpestino. Ciò è tanto più valido quanto più il perimetro del track è breve. Io provvedo alla rimozione del letame dai miei recinti (minimo 2 ettari) settimanalmente ogni venerdi. Impiego una mattinata.
-E' necessario lo sfalcio dell'erba ripetuto e costante esternamente lungo i track per un più facile contenimento degli animali, almeno quelli tranquilli. Addirittura potrebbe essere necessaria la fresatura della terra esternamente ai track in caso di animali difficili.
-I track si trasformano presto in aree fangose e SCIVOLOSE. E' quindi necessario stabilizzarle. Ciò comporta una spesa non indifferente per il trasporto del materiale,la posa di materiale di diversa granulometria e la sua battitura.
-O si ricorre ad una ditta specializzata(non è facile che muratori specialmente alle nostre latitudini conoscano il significato del drenaggio e la vera posa)o si è contadini attrezzati e con le idee chiare.Pena lavoro inutile, costoso e dannoso. Aggiungo che in molte zone ormai la terra è solo lavorabile. Qualsiasi movimento terra o apporto di materiali è vietato così come qualsiasi costruzione. E le multe fanno piangere.
200 metri quadri di stabilizzazione ,una piccola superficie, a seconda delle condizioni può costare ben più di 1000 euro.
-Una volta che si è provveduto a questo tipo di lavoro di drenaggio l'area o le aree interessate sono sottratte per sempre all'agricoltura se non si provvede a rimuovere tutto il materiale con spesa ancora maggiore ,discarica (dove? e a che prezzo)e acquisto nuova terra.
-La posa del fieno lungo i track è problematica. Bisogna percorrere i track con un mezzo meccanico più volte al giorno altrimenti si debbono fare mucchi grandi che annullano i benefici effetti del paradise.
Se si porta il fieno con la carriola il lavoro è lungo, la mano d'opera costosa, se PIOVE è un vero travaglio. Se lavorate con il trattore quando piove o anche per due o tre giorni dopo (i cavalli hanno il brutto vizio di mangiare lo stesso)fate uno sconquasso.
-Gli animali si trovano intorno ad un mucchietto di fieno in una zona delimitata da due parti. Lo scalciamento, le fughe, vicino ad una recinzione elettrificata magari in concomitanza con un fondo reso scivoloso possono essere disastrose.
-L'introduzione di nuovi elementi direttamente nel paradise è da evitare per questi motivi. Con ulteriori problematiche logistiche e responsabilità nei confronti di proprietari inferociti
-Le spese di recinzione elettrica si raddoppiano.
-Il convincimento dei proprietari ancora più difficile avendo introdotto un altro nuovo elemento di gestione.
-chi dentro il P.P. chi al prato chi nel box. Tutti inc...Un manicomio.

Per i motivi accennati credo che il P.P. sia realizzabile nella pratica in particolari condizioni. Climatiche, grandezza dell'impresa, personale impiegabile, entrate mensili per cavallo e numero dei cavalli,tipo di suolo e area destinabile.

Ho avuto occasione di vedere sistemazioni del genere nel Montana e nel Dakota 20-30 anni fa. Si trattava di aziende enormi dove le parti non utilizzabili per la semina e marginali costituivano corridoi non regolari lunghi anche decine di kilometri di larghezza variabile ma in scala.
in questi corridoi venivano immessi bovini e cavalli viventi allo stato brado.
Le recinzioni costituite da pali di forse 20 cm. di diametro incrociati a formare delle X perpendicolari alla recinzione e posati a terra collegate con altri due pali posti al di sopra ed al di sotto dell'incrocio dei pali ad X.
Roba che qui costerebbe 30-40 euro al metro lineare esclusa la posa.
Senza andare troppo distante alcune malghe alpine sono da secoli strutturate così. Per alcuni mesi c'è l'erba poi viene la neve e copre la cacca. Fine.

La pietra tombale riguardo al P.P. è secondo me la considerazione che il privato lo stesso tempo che impiega per il governo, pulizia ed alimentazione, è meglio che lo passi con il cavallo. A meno che non viva per lui...o abbia uno stalliere
Per le aziende di dimensione nostrana vale quanto ho specificato sopra.

Io vivo in campagna. Con cani,cavalli, e bue. Non in un appartamento a bearmi nella lettura di poetiche interpretazioni del naturale.
Chiunque conosco mi toglierebbe il saluto realizzassi una cosa simile
Se proponete il P.P. ad un campagnolo vero che campa sulla terra, ci penserà un pò poi sarete bersaglio di tutti i rifiuti della fattoria.
E vi proporrà di mandare colui che vi propone e progetta il P.P. a spargere il fieno alle 4 dopo aver rimosso la cacca.
Avessi 1000 ettari o più ci penserei..avrei sicuramente zone idonee e marginali , ne ho solo 14 e 7 in affitto.
I miei cavalli non restano più di 10 minuti nello stesso posto.

Scusate la ormai solita ruvidità.....prendetela in ridere...fa bene.

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franco belmonte



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MessaggioInviato: Sab Gen 23, 2010 8:01 pm    Oggetto: Rispondi citando

Bruno, io non somministro il fieno dove vivono i cavalli di giorno.
Tutto il giorno stanno in grandi recinti , nel mio caso rettangoli di 500X 100 metri. SENZA FIENO. Si arrangiano con quello che c'è. Come i cavalli dei nasi forati ai tempi che furono. se c'è troppa erba la trincio spietatamente, se è poca si attaccano anche alla corteccia degli alberi( leggi il libro sulle guerre indiane del gen. Custer). Mi portano degli scheletri che dopo 3 mesi sembrano torelli.
La notte tornano in un recinto elettrificato di circa due ettari dove c'è il ballone del fieno sotto una ampia tettoia ,così in caso di pioggia mangiano comunque fieno asciutto. Nel campo grande non hanno nemmeno l'acqua.
Fallo anche tu. Ritaglia 1 ettaro notturno. Vedrai che si danno una mossa.

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Alberto



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MessaggioInviato: Sab Gen 23, 2010 8:53 pm    Oggetto: Rispondi citando

Il mio primo intervento riguardava alcune perplessita' sia nei confronti del P.P. sia della Stalla Attiva. Le perplessita' rimangono tali anche se Jackson spiega perfettamente la logica della realizzazione. Nulla da eccepire, anche la Stalla Attiva risolve, con pochissimo spazio a disposizione dei cavalli, il problema. Quello che continuo a chiedermi e' questo: sono soluzioni veramente corrette e sicuramente valide ? ma soprattutto, sono state sufficientemente testate ?
Non voglio fare il bastian contrario, ho solo chiesto un po' di tempo in piu'. Ribadisco, la giostra insegna !!
Leggendo poi l'intervento di Franco ...
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Alberto



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MessaggioInviato: Sab Gen 23, 2010 9:04 pm    Oggetto: Rispondi citando

franco belmonte ha scritto:
Bruno, io non somministro il fieno dove vivono i cavalli di giorno.

Anche questo mi lascia un po' perplesso. Non dico che sia sbagliato, ci mancherebbe, ma se e' vero, ed e' vero, che il cavallo, in liberta', mangia sempre, obbligarlo a mangiare solo di notte e' comunque un limite importante.
Mi riferisco in modo particolare alla costante presenza degli acidi digestivi nello stomaco. L'unico modo che ha il cavallo per calmierare questa situazione e' di continuare ad ingerire saliva che funge da tampone. Certo che se mangiucchia corteccie o quel poco che trova, mette comunque in moto il meccanismo di produzione della saliva.
Non so, mi rimetto comunque al giudizio di Franco.
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franco belmonte



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MessaggioInviato: Dom Gen 24, 2010 1:04 am    Oggetto: Rispondi citando

ma no, ma no dai non mi prendere per un aguzzino.
su una estensione così trovano sempre di che mangiare.
e, comunque, lascio sempre una piccola quantità di fieno dentro una mangiatoia di legno come spia. la trovo sempre intatta, non la guardano nemmeno.
così come lascio sempre residui di potatura grossi nel campo di notte perchè rosicchino.
il libro di custer è veramente interessante a tratti anche se di una crudezza ... i cavalli indiani non avevano praticamente altro in certi momenti dell'inverno che arbusti e rametti. perdevano condizione e passavano l'inverno. spesso anche i cavalli delle giubbe blu.
anche la guerra finiva con l'inverno,se ne riparlava a primavera se non in casi particolari come quello dell'inseguimento di capo giuseppe(bellissimo il museo dei nasi forati)
è sempre stato così. se leggi tucidide"la guerra del peloponneso" non la finivano mai anche per questo.
in siria nel deserto ho potuto rendermi conto di come il nostro metro di giudizio sul cibo e la sua quantità sul terreno siano distorti, almeno dal punto di vista di un erbivoro. vedi solo ciuffi di roba secca qua e la, acqua chissà dove e greggi di pecore numerosissimi sparsi sul territorio. non sono mica magre! e ti chiedi che cosa mangiano
rinuncio a fare il fieno e mi guardano storto. tengo l'erba bassa,soprattutto in primavera regolo la falce a zero. il cavallo è costretto a camminare perchè non ha mai la bocca piena però mangia e come. molto di più che un asino siriano.
avete mai notato che ,a parte dove fanno la cacca, lasciano intatte le zone di erba alta per brucare su quelle di erba bassa?
se mi porti un cavallo la prima cosa che faccio è vedere come respira,etc e misurargli il giro ..."panza".
lo annoto insieme alle misure dei piedi.
stai tranquillo...

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franco belmonte



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MessaggioInviato: Dom Gen 24, 2010 1:15 am    Oggetto: Rispondi citando

dimenticavo... il paddock paradise non lo ha inventato Jackson e neanche il forestale cui lui lo attribuisce.
rivendico la sua scoperta ai pastori sardi!
non le fanno stare ferme un minuto le pecore perchè variano l'alimentazione,rimangono sane e producono latte migliore.
da sempre.
osservare per credere

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bruno



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MessaggioInviato: Dom Gen 24, 2010 10:45 am    Oggetto: Paddock Paradise Rispondi citando

Grazie a tutti per il tempo che mi avete dedicato e, Franco, non preoccuparti del tuo modo di esprimerti; ognuno ha il suo ed il tuo non ha nulla di sgradevole.

E’ evidente che la questione coinvolge diverse problematiche, molte delle quali sollevate in questo dibattito. Alcune sono di ordine concettuale, altre puramente contingenziali. Comincerò dalle ultime, cercando poi di riportare l’argomento sulla validità o meno del Paddock Paradise in genere. Purtroppo, al riguardo io ho letto solo J. Jackson e potrò fare riferimento solo a lui.

E’ vero, sono convinto anche io che il PP possa essere realizzato validamente solo in determinate condizioni. Nel mio caso specifico le entrate mensili per cavallo sono pari a zero, visto che i miei cavalli sono ad uso familiare.

E’ vero, il costo di realizzazione non è trascurabile ed è il motivo che mi ha spinto a chiedere consiglio ai più esperti. Chiudiamo scherzosamente l’argomento ricordando un detto americano riportato da Joe Camp (“The Soul of a Horse”): “You can have money and you can have horses, but you can’t have them both”.

Non sono invece convinto che costi e tempi di gestione siano superiori alla gestione in box e/o paddock ed i cavalli liberi in azienda a volte complicano le operazioni colturali (l’argomento meriterebbe una trattazione separata), ma la questione diventa irrilevante se vogliamo focalizzare la nostra attenzione esclusivamente sul benessere del cavallo e, da questo, uno zoccolo naturale.

Sembra che neppure il solo movimento su una ventina di chilometri giornalieri sarebbe sufficiente ad assicurare il benessere degli animali, dal momento che questo è solo uno tra i diversi comportamenti naturali perseguiti attraverso il PP. Quindi, anche dedicare al cavallo tutto il tempo che ci assorbirebbe la gestione del PP non ci farebbe forse raggiungere il nostro scopo. Nel mio caso, poi, a 65 anni e cavaliere poco esperto, mal mi vedo a cavallo giornalmente per 20 km moltiplicati per tre.

La soluzione adottata da Franco (alternanza di gestione giorno/notte) può certamente essere una buona idea, ma ho difficoltà ad assimilarla ai concetti del “natural boarding”.

A volte mi sorge il dubbio che mi creo troppi problemi. Un mio cugino ha un solo cavallo sferrato (perché il maniscalco costa, non per filosofia barefoot), libero su un terreno collinare prevalentemente macchioso di circa 4 ettari, a cui dedica poche cure ma che gode ottima salute ed i cui zoccoli riescono a mantenere una forma decente.

Ognuno ha il suo carattere. Quindi mi pongo le stesse domande di Alberto: il PP è una soluzione valida (tralascio “sicuramente”)? E stato sufficientemente testato?

Sembra che Alex lo abbia fatto con risultati deludenti. Far muovere poi i cavalli da un uomo a cavallo risolve il problema del movimento ma non quello del “natural behaviour” e non tutti sono d’accordo (J.J.). Le esperienze descritte sul sito di seguito indicato sembrano invece più incoraggianti:
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Si direbbe, quindi, che le esperienze di PP siano a volte molto soddisfacenti, a volte addirittura deludenti. Ma possiamo da questo concludere che il fallimento sia legato al concetto di base e non al modo in cui è stato realizzato?

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bruno
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